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wineblog di Giovanni Solaroli

Albana, un cavallo di Troia

Conoscete il “nanetto” del cavallo di Troia? Secondo la storia/leggenda il cavallo di Troia era una macchina da guerra usata dai greci per espugnare la città di Troia. Oggigiorno questo termine è oramai parte del linguaggio comune per indicare uno stratagemma con cui penetrare le difese. In fatto di vino noi romagnoli abbiamo un potentissimo Cavallo di Troia, solo che non ce ne rendiamo conto. Probabilmente perché lo teniamo nascosto in una piccola stalla, invece di scarrozzarlo per il mondo su un apposito trailer e utilizzarlo per conquistare gli scaffali delle enoteche, le carte dei ristoranti e le cantine dei nuovi ricchi. Invece di usare il Caval…ehm, l’Albana, per entrare in tutti questi luoghi profittevoli, preferiamo assaltare le mura a colpi di sconti, proponendoci con vini che non possiedono il fascino dell’unicità. Invece, l’Albana è l’emblema dell’unicità dei vini romagnoli, un patrimonio esclusivo che va ben al di là degli stili che il vitigno permette. Certo, sarebbe opportuno ritornare ad un disciplinare meno permissivo su quel 5% di vitigni autorizzati vietando, ad esempio, tutta quella gamma degli aromatici e consentendo solo il Trebbiano, unico vero taglio che non solo rispetta la tradizione ma ha una sua logica dal punto di vista degustativo. I vantaggi sono evidenti, il primo dei quali è di rendere l’Albana più riconoscibile e identitaria, evitando che i consumatori lo accostino a certi Sauvignon che altro non fanno che privarlo del tutto o in parte dei suoi caratteri unici. Un altro è quello di diluirne gli eccessi alcolici e controllarne la tannicità ottenendo un maggior equilibrio. Ma, a questo punto è d’obbligo che alle parole seguano i fatti con un esempio concreto. E non credo ci sia miglior esempio del PERLAGIOIA, il vino da uve albana al 95% e 5% di trebbiano che da qualche tempo ha volontariamente abbandonato la DOCG. Viene da vigne aziendali in Oriolo dei Fichi su terreni sabbiosi con inserti di limo e argilla. Dopo la pressatura soffice e la fermentazione spontanea, il vino affina brevemente in vasche di cemento poi, dopo un breve affinamento in bottiglia, viene posto in vendita, PERLAGIOIA di nome e di fatto di noi consumatori. Al delicato e confidenziale approccio olfattivo che richiama molto le erbe e i fiori, segue un assag..ehm, una bevuta dal sapore intenso, secco e sapido che la corretta declinazione fruttata, contribuisce a farne un esempio di equilibrio e dinamicità gustativa. La spesa è modica, circa una decina di euro in azienda.

AZ. AGR. ANCARANI

VIA S.BIAGIO ANTICO,14

PERLAGOIA 2019

RAVENNA BIANCO IGT

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