La Revue du Vin de France, numero speciale: un tour di Francia (e oltre) senza muoversi da casa
Come ogni anno la Revue du Vin de France esce con un numero speciale, uno tra i tanti che La Revue edita, dall’iconico nome Tour de France. Il fatto che sia pubblicato appena concluso il vero Tour de France, vinto quest’anno da Tadej Pogačar (il suo quinto successo, il terzo consecutivo), è solo un caso. Ma veniamo a questo numero specialissimo della storica testata francese La Revue du Vin de France. Quest’anno si presenta con 224 pagine e un obiettivo dichiarato fin dalla copertina: 1286 vini a meno di 15 euro, selezionati in giro per tutta la Francia. Un vero e proprio censimento delle “bonnes affaires” — gli affari migliori — pensato per chi vuole bere bene senza svuotare il portafoglio. Ma il numero non si ferma qui. Dentro trovano spazio diversi filoni che vale la pena scorrere con calma:
Bordeaux sotto una nuova luce
Trenta pagine dedicate alle “metamorfosi” di Bordeaux, tra indirizzi e proposte di degustazione: un modo per guardare a una delle regioni più classiche di Francia con occhi diversi, lontano dai soliti cliché sui grandi cru.
La rivincita dei vini a basso grado alcolico
Un tema sempre più attuale, che intercetta la voglia di leggerezza senza rinunciare al carattere — con un focus su Pinot Nero e Chardonnay del Pays de Bade, oltre confine, in Germania.
Provenza, tra tavole e soste di charme
Un itinerario enogastronomico più che una semplice guida ai vini, pensato per chi la Provenza la vuole vivere anche a tavola.
Il banco prova dei cavatappi
Un test comparativo — dal titolo curioso — su decine di modelli, tra 2 e 399 euro: la dimostrazione che anche gli accessori meritano attenzione critica.
Alsazia, Champagne e non solo
Le confidenze di un grande nome dell’Alsazia come Jean Boxler, un approfondimento sui rosé di Champagne e persino le prospettive (non proprio liete) della Maison Pommery, che potrebbe presto passare sotto controllo tedesco.
Il filo conduttore, in fondo, è proprio quello suggerito dalla copertina: un tour di Francia enologico fatto di scoperte, buoni affari e curiosità, senza bisogno di prendere un aereo o un treno. Per chi ama il vino ma ha tempo e budget limitati per viaggiare fisicamente tra le regioni, uno strumento come questo — comprato in edicola o, per chi come noi è abbonato, direttamente nella cassetta della posta — resta uno dei modi più semplici per restare aggiornati e, perché no, per farsi venire voglia della prossima bottiglia da cercare.

Una scoperta concreta: il Roussette de Savoie Altesse 2025 della Cave de Cruet
Mi fido molto delle recensioni e delle valutazioni de La Revue, anche se nemmeno la prestigiosa testata sfugge alla rincorsa al rialzo dei punteggi, ma tant’è! In fono basta prenderci la misura. Tra le segnalazioni del numero, una l’ho seguita davvero: il Roussette de Savoie Altesse AOP 2025 della Cave de Cruet, acquistato a 9,70 euro — dentro la soglia dei 15 euro che fa da filo conduttore a tutto lo speciale. In effetti ho acquistato anche altre cose ma me le tendo per i prossimi articoli.
La Cave de Cruet è una cantina cooperativa savoiarda, conosciuta anche come “la cattedrale dei vini di Savoia”, che raccoglie e vinifica le uve di numerosi vignerons récoltants della zona. I vigneti si estendono lungo il versante nord-ovest della Combe de Savoie, ai piedi del massiccio dei Bauges — una zona alpina dove il clima fresco e i suoli calcareo-argillosi danno ai vini quella mineralità e freschezza tipiche della regione.
La gamma aziendale è ampia e copre tutti i profili tipici savoiardi: bianchi da Jacquère, Altesse, Chardonnay e Roussanne; rossi da Mondeuse, Gamay e Pinot Nero; un rosé, e alcuni effervescenti, tra cui il Crémant de Savoie. Le linee vanno da etichette più semplici e immediate fino a selezioni più strutturate come “Prestige” e “Sublime”, oltre a una linea biologica (“Originel”). Il Roussette de Savoie è una denominazione AOP riservata esclusivamente ai vini bianchi ottenuti dal vitigno Altesse, uva autoctona e identitaria della Savoia: dà vini secchi, dal profilo aromatico raffinato, con note di pera e di fiori mielati, e un colore che tende all’oro pallido.

Proviene da vigneti alimentati da terreni argillo-calcarei, ha colore paglierino pallido, profuma di pera e agrumi. Leggero e delicato al gusto, ideale con formaggi a pasta molle o una frittura mista.