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wineblog di Giovanni Solaroli

Funaro Grillo Collezione di Famiglia Riserva: il bianco premiato della Valle del Belice

Il Grillo è una varietà che mi ha sempre incuriosito, come tutte le uve capaci di esprimersi in stili diversi. Protagonista storico del Marsala, sa dare buoni risultati anche come spumante e come bianco secco. Grazie a una segnalazione della Guida Vitae 2026, ho avuto modo di bere il Funaro Grillo Collezione di Famiglia Riserva — un vino che ha ricevuto proprio il riconoscimento valore/prezzo dell’edizione di quest’anno.

Il produttore

Cantina Funaro nasce nel 2003, quando i fratelli Tiziana, Clemente e Giacomo Funaro decidono di valorizzare in proprio le uve coltivate dalla famiglia da tre generazioni, tra i comuni di Salemi e Santa Ninfa, in provincia di Trapani. L’azienda si estende su 85 ettari — 60 a vigneto, 15 a oliveto, il resto tra seminativi e aree di compensazione ambientale — e dal 2011 è certificata biologica. La cantina sorge su una piccola collina di Santa Ninfa che domina la Valle del Belice, un territorio che porta ancora i segni del devastante terremoto del 1968 e che proprio da quella ferita ha saputo generare una delle esperienze di arte contemporanea più sorprendenti d’Italia: il Cretto di Burri a Gibellina, un’enorme colata di cemento bianco che ricopre le rovine del paese vecchio, trasformando la tragedia in land art. A pochi chilometri, Salemi ha vissuto un altro capitolo curioso e turbolento della sua storia recente: dal 2008 al 2012 il critico d’arte Vittorio Sgarbi ne è stato sindaco, chiamando l’amico Oliviero Toscani come assessore alla creatività — un’esperienza che portò riflettori internazionali su questo borgo altrimenti fuori dai grandi circuiti turistici, ma che si concluse in modo turbolento, con lo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose.

La genesi di un vitigno “inventato”

A differenza di molti vitigni siciliani dalle origini antichissime, il Grillo ha un vero e proprio atto di nascita: nel 1874, per mano del barone Antonino Mendola di Favara, agronomo e ampelografo che nella sua carriera studiò oltre 4.000 varietà di vite. Mendola raccontò lui stesso, per iscritto, come era nato: un seme di Catarratto Bianco fecondato artificialmente con polline di Zibibbo (il Moscato d’Alessandria) durante la fioritura del 1869, nel suo vigneto “Piana dei Peri” presso Favara. La pianta fu innestata nel 1872 su un ceppo di Inzolia nera per accelerarne la fruttificazione, e i primi grappoli arrivarono nell’autunno del 1874. Prima di prendere il nome che conosciamo oggi, fu battezzato “Moscato Cerletti”, in onore dell’enologo Giovan Battista Cerletti. Non un’uva nata per caso, dunque, ma un incrocio “a tavolino” pensato con uno scopo preciso: dare corpo e aromaticità al Marsala. Insieme a Inzolia e Catarratto, il Grillo divenne infatti uno dei tre vitigni fondamentali per il celebre vino liquoroso, e la sua fortuna seguì per decenni le sorti del Marsala stesso — fino al declino del secondo dopoguerra, quando molti vigneti furono abbandonati o riconvertiti. Solo a partire dagli anni ’90, alcuni produttori lungimiranti hanno iniziato a valorizzarlo per la vinificazione in purezza, dando il via alla rinascita che vediamo oggi: da ingrediente di un vino da taglio a protagonista assoluto dei bianchi siciliani contemporanei.

La zona

Le uve per il Grillo di Funaro provengono dal territorio di Salemi, tra i 150 e i 450 metri sul livello del mare — un’altitudine che sorprende per un vitigno spesso associato alle zone costiere e più calde di Marsala e Trapani. Il terreno ha una struttura marnosa, ricca di sostanza organica, con lo scheletro ciottoloso che qui chiamano “cuti”. L’escursione termica collinare, superiore a quella della costa, regala alle uve un corredo aromatico più ricco, fatto di tioli e precursori aromatici che in pianura faticherebbero a svilupparsi.

La gamma

Il vino protagonista di questo articolo è il Grillo Collezione di Famiglia Riserva 2022, premiato nell’edizione 2026 della Guida Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier — un riconoscimento che conferma il lavoro fatto negli ultimi anni su questo vitigno all’interno della cantina. Accanto alla Riserva, Funaro produce anche un Grillo più semplice e immediato (il Pinzeri, affinato solo in acciaio), un’Inzolia macerata non filtrata, un Perricone in purezza (Fontana dei Grilli) e una linea di spumanti Metodo Classico biologici da uve Chardonnay e Grillo. Una gamma che racconta bene la doppia anima della Valle del Belice: fedeltà ai vitigni autoctoni e apertura sperimentale, dallo stesso terreno marnoso e ciottoloso che dà carattere a tutto.

La doppia anima di questo Grillo risiede nel gradevole mix di profumi di melone e lime, mentre in bocca l’apporto dell’affinamento in legno ne arricchisce la struttura.

Credit Photo: Visit Belice

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