Bianchi Grilli e Divertimenti in Abruzzo con i Trebbiani di Torre dei Beati
Non ho ancora conosciuto personalmente Fausto Albanesi e Adriana Galasso, i patron dell’azienda vitivinicola Torre dei Beati, sebbene conosca alcuni dei suoi vini per averli bevuti in numerose occasioni. Nel mio libro dedicato ai Trebbiani ne ho scritto un breve profilo ripromettendomi di fare una visita per colmare una poco perdonabile lacuna e per ringraziarli per avermi aiutato, riempendo i miei vuoti cognitivi sul Trebbiano d’Abruzzo, con info preziose e ancor più gradite fotografie di vigneti a pergola. E anche per le bottiglie omaggio ricevute per la presentazione del libro, tra le quali un Trebbiano di cui non avevo fatto cenno. Ecco il testo per chi non avesse ancora acquistato il libro (potete ordinarmelo scrivendo a giovannisolaroli@gmail.com)
“Torre dei Beati, fondata nel 1999 da Fausto Albanesi e Adriana Galasso a Loreto Aprutino, nasce dall’amore sbocciato tra i due durante un corso di degustazione. Il nome deriva dall’affresco del Giudizio universale della chiesa di Santa Maria in Piano, dove la “torre dei beati” rappresenta la Gerusalemme celeste. L’azienda gestisce 25 ettari di vigneti biologici distribuiti tra Poggioragone, Contrada Scannella e Corvara, su terreni argilloso-arenacei tra i 250 e 500 metri di altitudine. Le vigne storiche di montepulciano, piantate cinquant’anni fa dal padre di Adriana, sono allevate a pergola con esposizione sud/sud-est, mentre pecorino e trebbiano seguono il sistema a spalliera. Il clima mediterraneo beneficia dell’azione termoregolatrice dell’Adriatico e delle brezze del Gran Sasso, creando escursioni termiche ideali per la finezza olfattiva. La vendemmia è rigorosamente manuale con selezione accurata su tavolo di scelta. L’azienda produce vini di grande eleganza come il Montepulciano “Mazzamurello” e “Cocciapazza”, oltre al Trebbiano d’Abruzzo “Bianchi Grilli per la Testa”, vinificato in parte in acciaio e in parte in tonneau di acacia. I vini Torre dei Beati hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, incluso il Cerasuolo “Rosa-ae” considerato tra i migliori rosé d’Italia dalla guida Touring Vini Buoni d’Italia.
Segnalo dunque anche l’esistenza del Trebbiano d’Abruzzo doc “Diverto” compagno-fratello dello storico Bianchi Grilli, stesso vitigno, stesso produttore, eppure caratteri così diversi come tra il Principe Myškin e lo studente Raskol’nikov: uno che ti viene incontro con fiori e morbidezza, l’altro così salino e pervaso di tensione. Perdonate la citazione ma sto rileggendo i classici Russi. Bianchi Grilli e il Diverto sono l’esempio più facile da osservare di come il Trebbiano Abruzzese sappia essere diverso a seconda di dove affonda le radici.
Il Bianchi Grilli nasce su un ettaro di terreno argilloso-calcareo a 300 metri, esposto a est: condizioni che favoriscono una maturazione lenta e aromi distesi, tra robinia, ginestra e polpa di frutta gialla. La macerazione sulle bucce — fino a quattro giorni — e il passaggio parziale in tonneau di acacia aggiungono struttura e una sottile rotondità, mentre undici mesi sui lieviti in acciaio affinano la trama senza appesantirla. Il risultato è un bianco avvolgente, dall’equilibrio tra acidità e morbidezza che lo rende versatile a tavola.
Il Diverto proviene da un contesto radicalmente diverso: mezzo ettaro in forte pendenza, suolo sabbioso-calcareo a soli 100 metri sul mare, aperto verso l’Adriatico su un solo lato. Le viti — allevate a pergola abruzzese, con una densità di impianto molto più bassa — producono grappoli con acini piccoli che in maturazione assumono sfumature rosate. In cantina, la fermentazione e la sosta sui lieviti avvengono interamente in botti di ceramica da quattro ettolitri. Ne esce un vino più teso e salino: agrumi, scorza di limone, note salmastre, una mineralità quasi salata che riflette fedelmente l’impronta del vigneto.

Torre dei Beati non ha uno e-shop ma potete sempre scrivergli.