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wineblog di Giovanni Solaroli

Alsazia, vigne e stili sul confine

“Quand on boit un vin, on se connect à un lieu, à des gents, à des émotions et à toute la chaîne du vivant” André Ostertag, vignerons.

Un viaggetto in Alsazia è una esperienza che consiglio a tutti. Io ci sono stato ben 3 volte, la prima nel 1979 e l’ultima l’anno scorso. Possibile che sia cambiata così poco, mi son detto non appena superata la cittadina di Thann? Ho ritrovato molto di quanto ricordavo; paesaggi agricoli, piccoli villaggi dall’aspetto medievale con le case a colombage, e un’atmosfera paciosa e rilassante. E tanti vigneti, naturalmente. Tra gli enofigh… ehm, enoappassionati, l’Alsazia non gode di grande popolarità, persino il Jura, con il suo stile ossidativo, attrae di più. Tutta l’attenzione è riservata a Borgogna, Champagne e Bordeaux e così le occasioni per farsi un’idea aggiornata sui vini alsaziani sono piuttosto rare; pochi eventi, anzi pochissimi. L’unico evento in Romagna nell’ultimo ventennio l’ha organizzato l’Ais con l’aiuto del sottoscritto e del collega Vitaliano.

L’Alsazia è una delle poche regioni al mondo capaci di esprimere l’interazione tra suolo e vitigno, e la scelta di dare risalto ad entrambi in etichetta, mi pare eloquente. Purtroppo le possibilità offerte dalle molteplici combinazioni tra i vitigni coltivati e il complesso mosaico di suoli che formano l’Alsazia, ne ha reso assai difficile la comprensione.  Ma comunque il risultato è la produzione di vini bianchi dallo stile unico, emblematici di una regione ambivalente, a cavallo tra Francia e Germania. Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti per evidenziare in etichetta le varietà di uva e i vari terroir, i vigneti alsaziani rimangono pressochè sconosciuti ai consumatori. Del resto, basta provare a pronunciare qualche nome di vigneto e a ripeterlo, se ci riuscite siete bravi oppure avete un antenato prussiano.

Dopo la riforma territoriale del 2014, l’Alsazia è divenuta parte della Regione Grand-Est, assieme a Lorena e Champagne-Ardenne. La parte che ci interessa però è circoscritta ad una fascia di larghezza variabile tra 2 e 15 km per una lunghezza di circa 120, che si estende sul versante orientale dei Monti Vosgi, lambita a est dal corso del fiume Reno, tra Strasburgo a Mulhouse, e occupa circa 15.000 ettari di vigneti collinari, superfice pressochè immutata dal 1760. Una regione “bianchista” cui spetta, non a caso, il titolo di più grande produttore di vini bianchi di Francia. Il clima è favorevole alla loro maturazione: estati calde e asciutte e inverni freddi, forti escursioni termiche, esposisioni favorevoli prevelentemente est o sud-est, una forte illuminazione accentuata dal clima secco, e altitudini comprese tra 200 e 400 mt slm, Condizioni ideali per una viticoltura bio, (il 15% delle vigne è certificato) difatti in Alsazia cadono mediamente meno di 600 mm annui di acqua, mentre sul versante opposto dei Vosgi le piogge superano i 2000 mm annui.  Nell’immaginario del appassionato di vino “stile alsaziano” è divenuto sinonimo per identificare vini dolci, un po’ come dire “prosecco” per definire ogni vino che frizza. Probabilmente nel recente passato è stato vero, ma oggi non è più così. Da una ventina d’anni, in Alsazia si è formata una generazione di vignaioli che cerca di cambiare questa situazione, abbandonando sempre più vini bianchi carichi di zuccheri residui per spostarsi verso vini più secchi, più tesi e precisi, come quelli realizzati dai migliori vigneron tedeschi. Tanto è difficile orientarsi nella combinazione di suoli, vigneti e vitigni, quanto è facile capire il sistema di denominazioni. Sostanzialmente le AOP sono tre: AOP Cremant d’Alsace, AOP Alsace e AOP Alsace Grand Crù, che conta 51 terroir identificati. Ci sono poi due menzioni aggiuntive; vendemmia tardiva (VT) e selezione di acini nobili (SGN).

Come detto in precedenza, le denominazioni alsaziane puntano sopratutto sulle varietà, quelle ammesse nelle AOC sono una decina, tuttavia solo 4 di essi sono possono essere impiegati nella AOC Alsace Grand Crù: Riesling, Muscat, Pinot Grigio e Gewurztraminer. Come spesso accade, ci sono delle eccezioni: il sylvaner è permesso, ma solo sul terreno di Zotzenberg. E i terreni di Altenberg, Bergheim e Kaefferkopf possono rivendicare il nome Grand Cru anche se provengono da un’assemblaggio delle 4 varietà nobili definite e regolamentate. In breve, se da un punto di vista enografico un’etichetta di vino alsaziano è semplice, essendo circoscritta a 3 tipologie, in realtà le combinazioni e le possibilità di indirizzare il consumatore sono molte di più, grazie alla possibilità di indicare vitigno, comune, lieux-dits e, da qualche tempo, una specie di scala da 1 a 5 che dovrebbe aiutare a capire si si tratta di un vino dolce o secco. Altre diciture, del tipo “tradition”, “reserve”, “prestige”, “special edition”, non aiutano a capire che tipo di vino avete di fronte.

 La grande varietà dei terreni è una componente fondamentale nella profilazione dei vini alsaziani: il Grand Atlas des Vignobles de France ne descrive in maniera approfondita ben 13. Ora, se consideriamo il numero dei vitigni ammessi, il numero dei Grand Crù, che sono 51, e le 13 denominazioni comunali, iniziamo ad avere una idea di quanti stili di vini diversi possano scaturire da una tale combinazione di elementi. Ma una prima suddisione, grossolana quanto volete, ma estremamente efficace, consiste nel suddividere lo stile dei vini secondo una provenienza “allargata”, segeindo uno schema proposto dal CIVA (Comitato interprofessionale dei vini d’Alsazia) stesso.

I vini del Bass-Reno (nel nord)

I vini del Basso Reno sono, per loro natura, più discreti di quelli dell’Alto Reno. A volte possono raggiungere vette di finezza (suolo di Andlau) o di potenza (suolo di Barr). I sylvaner spesso mostrano di possedere una identità sconosciuta altrove. I Riesling godono di questi microclimi freddi, mentre i gewurztraminers a volte mancano di brio e freschezza, pur evitando la pesantezza.

I vini dell ‘Alto Reno (nel sud)

La parte settentrionale del dipartimento, da Bergheim a Kaysersberg, offre i vini più equilibrati e seducenti. I riesling sono i più raffinati e snelli, i pinots gris e i gewurztraminers risultano più eleganti che potenti. Il microclima di Colmar favorisce la muffa nobile e l’opulenza delle trame, ed è particolarmente adatto per i gewurztraminers e i pinot gris. Il sud è spesso troppo caldo per i riesling, ad eccezione dei terreni sabbiosi di Guebwiller o dei famosi terreni lavici del Rangen di Thann. Il fatto di essere essenzialmente una regione bianchista, non implica l’assensa di uve a bacca nera. Il 10% della superfice vitata è a pinot nero ma il vino che se ne ricava, al momento, non riveste grande interesse, salvo il fatto che può costituire un’alternativa agli amanti del vitigno e in cerca di vini a prezzi popolari. La situazione potrebbe cambiare se il pinot nero fosse ammesso nei 2 dei 51 Grand Crù che hanno fatto domanda: il Hengst e il Vorbourg, ma l’iter è lungo e complesso. Una breve descrizioni dei vitigni, vi potrà essere d’aiuto per identificare sulla carta da quale vitigno iniziare il vostro viaggio tra i vini d’Alsazia.

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Riesling

Il Re d’Alsazia, il Riesling, occupa il 21,8% della superficie del vigneto. Si esprime con molte sfaccettature, frequentemente da luogo a vini nervosi e tesi, dotati di grande freschezza, ed hanno l’eccezionale capacità di esprimere le sfumature del loro terroir. Tuttavia, il livello rimane molto irregolare, la generosità delle rese e a volte la scarsa maturazione delle uve penalizzano la tipicità e la potenzialità di questo vitigno.

Pinot bianco

Rappresenta il 21,2% della superficie del vigneto; fornisce una gamma aromatica vicino a quello dello Chardonnay, una bocca rotonda e meno reattiva del Sylvaner. Dà un vino facile da bere con antipasti o pesce e crostacei ed è spesso assemblato con l’Auxerrois. Tuttavia, un’etichetta di un vino pinot bianco non fornisce informazioni sulla percentuale effettiva di pinot bianco e auxerrois. Le due uve provengono certamente dalla stessa famiglia, ma Auxerrois produce vini più ricchi e dolci.

Gewurztraminer

Occupa il 20,4% della superficie complessiva del vigneto. Il Gewurztraminer dà vini originali, tra i più profumati Alsazia. Molto spesso l’uva viene trasformata sotto l’influenza della muffa nobile e può dare un nettare paragonabile ai grandi Sauternes.

Gewurtztraminer

Pinot grigio

Originaria della Borgogna, questa uva con acini rosa è in grado di arricchire il suo sapore grazie alla sovra-maturazione o alla muffa nobile. Costituisce il 15,4% della superficie del vigneto alsaziano. Se pinot gris è raccolto senza maturazione adeguata, dà vini poco significativi, ma con la vendemmia tardiva o la selezione degli acini nobili, può raggiungere vette di qualità e longevità inimmaginabili.

Pinot nero

I vini rossi alsaziani sono fatti esclusivamente da questa varietà, che rappresenta il 10,1% della superficie del vigneto. Una parte delle uve sono impiegate nella spumantizzazione, altre prendono altre vie, facilmente immaginabili. Comunque i vini rossi dell’Alsazia sono da osservare con attenzione, viste le enrgie che i vignerons vi impiegano.

Sylvaner

Franco, delicato e di potenza moderata, il sylvaner esprime bene note minerali e dà ai vini un senso di freschezza. Rappresentando il 7,5% della superficie del vigneto, a volte viene vinificato in legno e anche con vendemmia tardiva. Tuttavia, il sylvaner è spesso banale, è spesso sottile e diluito a causa delle alte rese. Meglio scegliere le cuvées elaborate dai migliori viticoltori.

Moscato

Rappresenta il 2,3% della superficie del vigneto. Sono in realtà due i moscati che vengono impiantati e autorizzati in Alsazia: la varietà con piccoli grani, detto Muscat d’Alsace, e l’Ottonel, presente nell’Europa centrale, e che possiede la particolarità di rendere i vini più seducenti e più morbidi. Danno vini fragranti e aromatici se vinificati in secco e divini quando fatti con vendemmia tardiva e selezione di acini nobili.

Auxerre

Alcuni viticoltori lo vinificano separatamente. Dà un vino più pieno e grasso del pinot bianco, con una consistenza e un equilibrio tra alcol, acidità e zucchero che lo avvicina a un pinot grigio.

Klevener di Heiligenstein

È un savagnin rosa presente nel villaggio di Heiligenstein e nei suoi dintorni, coltivato su 44 ettari, ovvero lo 0,3% della superficie totale del vigneto.

Mi rendo conto che, arrivati a questo punto, la voglia di arrendersi e rinunciare alla lettura è tanta, ma ora viene la parte più bella; la descrizione dei vignaioli e dei vini ass…ehm, bevuti. Forza e coraggio…

EMILE BEYER

Profondamente radicato nel villaggio di Eguisheim da 14 generazioni, il Domaine Emile Beyer può essere considerato la memoria storica della viticoltura alsaziana, come ben testimonia l’archivio che la famiglia custodisce e che ne attesta la presenza sin dal XVI secolo. Un terzo delle vigne di questo storico domaine è nei Grand Cru Pfersigberg ed Eichberg. Altre parcelle sono lieux dits, per un totale di 17 ettari tutti coltivati in regime biologico. Una magnifica cantina, tra l’altro recentemente rinnovata per l’accoglienza dei visitatori, dove Christian e Valérie continuano il lavoro delle precedenti generazioni facendo brillare di luce nuova il Domaine. 

Il vino che mi è piaciuto: Aoc Cremant d’Alsace Brut Reserve: 36 mesi sui lieviti da 80% pinot bianco e 20% riesling. La componente calcarea del terroir di Eguisheim emerge in questo brut quasi secco, dal profumo delicatamente floreale e dalla bocca cremosa, sapida e sferzante.

LEON BEYER

L’azienda Léon Beyer si trova ad Eguisheim, sin dal 1580, ed oggi è giunta alla 14 generazione. La cantina Léon Beyer produce una vasta gamma di vini utilizzando uve in parte da vigneti di proprietà ed in parte frutto di collaborazioni storiche con piccoli produttori da cui i Beyer acquistano le uve per la realizzazione dei vini linea Classiques. I vini più prestigiosi, invece, sono prodotti dai 20 ettari di vigneti di proprietà, che comprendono parcelle nei due Grands Crus di Eguisheim: Eichberg e Pfersigberg. L’azienda Léon Beyer è stata una pioniera nella produzione dei vini secchi alsaziani, intuendo subito le loro grandi potenzialità nell’abbinamento con il cibo.

Il vino che mi è piaciuto: Aoc Alsace Gewurtztraminer reserve 2010: annata difficile ma che ha dato alcuni bianchi stupendi, come questo Gew base, speziato, moderatamente grasso e morbido sul finale che si equilibra grazie ad una fine corrente di acidità.

DOMAINE LOEW

Caroline ed Etienne Loew da qualche anno si sono fatti notare per la regolarità dei vini e per aver saputo interpretare le numerose sfumature dei terreni di Westhoffen. Il Gran Crù Altenberg de Bergbieten occupa 29 ettari esposto a sud con suoli di marne rosse e scure, si riscalda lentamente in primavera e consente maturazioni lente e regolari. I VIni di Loew si distinguono per la loro eleganza. La proprietà conta su 11 ettari di cui 1 a Pinot nero.

Il vino che mi è piaciuto: Aoc Alsage Riesling Grand Crù Altenberg de Bergbieten 2017: nell’ampia gamma di Etienne Loew, il più convincente mi è parso questo Riesling di un annata precoce ma equilibrata, elementi che si ritrovano puntualmente nel vino; ampio nei profumi dal carattere agrumato e bocca sontuosa, minerale e dal lungo finale.

DOMAINE GILG

La familia Gilg, originaria dell’Austria, si stabilì a Mittelbergheim nel 1601.La viticoltura era praticata ma non era l’attività prevalente, solo nel 1937 inizia davvero la storia del vino contemporaneo della famiglia. Nel 1947 la tenuta sfruttava 1,2 ettari di viti e una cantina di 100 m2 in una casa rinascimentale risalente al 1572.Oggi il Domaine Armand Gilg, dispone di una proprietà di 29 ettari suddivisi in oltre cento parcelle tutte dislocate entro un raggio di 4 km dalla cantina di oltre 1000 m2, che si trova a Mittelbergheim.  Il fiore all’occhiello sono i 5 ettari del Grand Crù Zotzenberg, l’unico che può produrre Sylvaner. 

Visitors da Gilg

Il vino che mi è piaciuto: Aoc Alsace Sylvaner Grand Crù Zotzenberg 2017: difficile resistere alla tentazione di provare l’unico Grand Crù da uve sylvaner, il Zotzenberg e quello di Gilg (Medaglia d’oro al concorso Sylvaner du mond) è uno dei pochi reperibili: profuma meno di un sylvaner italiano, più su note di camomilla e fieno che di mela verde e agrumi, ma in compenso ha una magnifica espressione di bocca, elegante e vigoroso, con un finale ammorbidito da un lieve residuo di circa 9 gr.litro.

DOMAINE OSTERTAG

André Ostertag è un’icona della viticoltura biodinamica in Alsazia, che pratica da oltre vent’anni. 15 ettari suddivisi in quasi 90 parcella diverse che danno vita ad un mosaico di terreni di grande ampiezza e diversità. Dal millesimo 2016, così come fece suo padre Adolphe con lui, André lascia mano libera a suo figlio Arthur su alcuni vini.  Ai piedi del Grand Crù Muenchberg si trova il lieux dits Zellberg, di 35 ettari orientato a Sud-Est con un suolo di media collina composto da marne e calcare. Molto adatto alla maturazione del Pinot Gris. Il nome deriva da Zell in Alsaziano, Cell in inglese, rappresentato in etichetta dalla cella sulla sommità della collina di Nothalten (in richiesta lo status di Premier Cru)

Ostertag

Il vino che mi è piaciuto: Aoc Alsace Pinot Gris Zellberg 2017: il Lieux Dit Zellberg (arenarie rosa, calcare e argilla), attaccato al Grand Grù Muenchberg è vocato a produrre magnifiche uve di riesling sylvaner e pinot gris e questo esemplare, pur non all’altezza del Pinot Gris Grand Crù, riesce a dare l’idea dello stile che si ritrova nei vini di André. Vinificato in barriques, ma non se ne avverte traccia, ha profumi di notevole intensità e maturità e una bocca che sfiora l’opulenza ma di grande lunghezza ed equilibrio.

DOMAINE WEINBACH

Siamo a Kaisersberg. Qui c’è Il Clos de Capucin, il centro della tenuta appartiene a quella tipologia di luoghi senza tempo e pieni di storia. Le mura dell’antico convento racchiudono i 5 ettari storici. Gli altri 25 circa sono nelle immediate vicinanze. Ci sono testimonianze che risalgono all’anno 980. Le vigne sono piantate su un suolo dolcemente collinare e protetto dai venti e composto da sabbia e limo su uno strato ghiaioso e ciottoli di granito. Dal 2005 la viticoltura biodinamica è estesa a tutta la proprietà. Il vino porta il nome di Theo, il nonno delle due sorelle Catherine e Laurence Faller (scomparsa nel 2014 a 47 anni). E’ un Domaine storico che ha subito un duro colpo ma resta comunque il posto giusto per assaggiare vini meravigliosi dai 4 gran cru.

Weinbach

Il vino che mi è piaciuto: Aoc Alsace Gewurztraminer Theo 2018: un Gewurtztraminer da uve provenienti dall’ampio parco vigneti della maison: nonostante il notevole residuo zuccherino di oltre 20 gr litro, che potrebbe allontanare gli amanti dei vini secchi, questo Theo 2018(annata abbondante e favorevole alla produzione di vini dolci) mantiene grande bevibilità. Certo, la silhouette non è esile, tutt’altro, ma l’opulenza è stemperata da un afresca corrente acida e gli aromi speziati ne impreziosiscono il finale.

MARC TEMPÉ

Che dire di Marc e Anne-Marie Tempè, se non che il mondo ha bisogno di persone del genere. Nella loro casa-cantina conservano e riusano tutto dando al luogo un aspetto solo apparentemente caotico. Figli di conferitori, (tecnico Inao Marc e figlia di commercianti Anne-Marie) nel 1993 decidono di prendere in affitto le vigne dei genitori e di mettere in atto il progetto di praticare viticoltura biodinamica sui 9 ettari gestiti. Suddivisi in una trentina di parcelle a Zellenberg e nei comuni limitrofi. Marc Tempè è un uomo dall’apprenza solida come una montagna di granito, dai lineamenti duri e grossolani, ma dispone di una sensibilità fuori del comune. Che inevitabilmente e per fortuna si riflette nei suoi vini ampi e fruttati.

Marc Tempè

Il vino che mi è piaciuto: Aoc Alsace Pinot Blanc Zellenberg 2018: l’esigente Marc realizza uno dei più interessanti e caratteriali Pinot Blanc d’Alsazia, da suoli argillo-marnosi del villagio omonimo. Particolarmente intenso al naso (agrumi, frutta bianca) mostra altrettanta ampiezza e intensita in bocca. Rimarchevole, nonostante l’idea italica di Pinot Blanc sia tutt’altra.

ALBERT MANN

Il Domaine è il frutto dell’unione delle famiglie Mann e Barthelme, questi ultimi attivi sin dal 1654. I fratelli Barthelmè, vignaioli dell’anno 2012 per la rvf, sono una forza della natura. Lavorano 23 ettari suddivisi in un centinaio di parcelle, in regime biodinamico dal 2013. Vigne a pochi km da Colmar nell’alto reno. Maurice in vigna e Jacky in cantina sanno realizzare vini cesellati di grande equilibrio. E’ dalla loro cantina che esce quello che è considerato il miglior Pinot Nero alsaziano.

Famiglia Mann

Il vino che mi è piaciuto: Aoc Alsace Muscat 2018: un Muscat d’Alsace secco (70% varietà ottonel e 30% muscat d’Alsace) così ben fatto è una rarità. Certo, il vino migliore della magnifica gamma del Domaine è il Riesling Grand Crù Schlossberg, ma questo Muscat è così delicato e raffinato negli aromi e al palato che rappresenta un momento di ristoro e riposo dai grassi e opulenti vini da vendemmia tardiva o con residui zuccherini rilevanti.

BOTT-GEYL

Jean Cristophe Bott oggi conduce l’azienda nata negli anni 50 dalla fusione delle storiche famiglie Bott e Geyl. Nel 93 ha convertito al biologico tutti i 15 ettari di vigna che poi nel 2000 sono passati in regime biodimanico. Ha un ventaglio di vigne prestigioso dislocate su 6 gran cru e 4 lieu-dits. Ha uno stile che mette in risalto la ricchezza e la concentrazione. Gestisce alla grande la sua parcella nel difficile e complicato Grand Crù Schoenenburg, un crù molto fertile di oltre 50 ettari che si riscalda lentamente ma consente maturazioni lente, ed è particolarmente vocato a produrre vini da lunghi invecchiamenti.

Il vino che mi è piaciuto: Aoc Alsace Riesling Grand Crù Schoenenbourg 2014: sono stato a lungo indeciso tra due Riesling di grandissimo livello, il Schlossberg e il Schoenenbourg, entrambi dall’annata 2014(sterss idrici a giugno, estate fresca e settembre umido) che ha richiesto cernite importanti durante la vendemmia. Alla fine mi ha conquistato l’acidità meno marcata e la delicatezza agrumata, appena amara, del finale di bocca.

MARCELL DEISS

Jean-Michel Deiss rappresenta un caso emblematico. Caposcuola e icona indiscussa di un movimento riformatore che mira a reintrodurre la compiantazione, cioè la possibilità di mescolare le uve di un terroir, come era prima dell’avvento della fillossera. Solo una degustazione dei vini di Marcell Deiss, vi può rendere l’idea di cosa sia la gamma di sfumature che riesce a produrre nei suoi capolavori assemblando le uve. Il carattere del vigneto emerge al di là di ogni ragionevole dubbio.

Il vino che mi è piaciuto: Grasberg 2014: dover scegliere uno dei vini di Marcell Deiss è impresa ardua, specie dopo la lunga ed esaustiva degustazione di vini frutto della pratica della complantazione, vale a dire dell’assemblaggio di varie uve ma provenienti da un terroir specifico. In questo caso da una parcella posta sulla cima del Grand Crù Altenberg de Bergheim e con uve riesling, pinot gris e gewurtztraminer. E’un’esplosione di frutti tropicali e di agrumi, e in bocca è complesso, lussurioso e di lunga persistenza. Ma non è secco ma, incredibile, ha un grande equilibrio giocato tra acidità e dolcezza.

  • Si ringrazia Samuel Cogliati e Jean Marc Gatteron per aver editato il libro: Alsazia, il territorio, i vignaioli, i vini dal quale ho tratto alcune informazioni.

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