LINDES DE REMELLURI, LA RIOJA DEI VILLAGGI
La Rioja ha costruito gran parte della sua fama sui blend territoriali e sui lunghi affinamenti in rovere, dove spesso il prestigio del marchio ha prevalso sull’identificazione precisa dell’origine. In molti casi, le uve conferite da piccoli viticoltori confluivano in cuvée aziendali che privilegiavano l’identità del produttore rispetto a quella del luogo specifico di provenienza. È in questo contesto che Telmo Rodríguez ha sviluppato un approccio diverso: si chiama Lindes de Remelluri, ed è un progetto che punta a restituire al vino il suo volto più intimo — quello del villaggio. Telmo Rodríguez è considerato uno dei protagonisti della rinascita del vino spagnolo contemporaneo. Nato a Irun nei Paesi Baschi, ha studiato enologia all’Università di Bordeaux e ha lavorato in prestigiose cantine francesi, tra cui Cos d’Estournel, prima di trovare la sua vera ispirazione nelle piccole aziende del sud della Francia, in particolare con Eloi Dürrbach a Trévallon e Gérard Chave in Hermitage. Nel 1994, insieme all’amico Pablo Eguzkiza, ha fondato la Compañía de Vinos Telmo Rodríguez, intraprendendo un viaggio attraverso la Spagna per riscoprire e valorizzare vigneti antichi abbandonati in nove diverse regioni viticole. La sua filosofia si basa sulla convinzione che “la Spagna sia molto più complessa della Francia” e che ogni territorio abbia un potenziale unico da esprimere.

Nel 2009 è tornato alla tenuta di famiglia Remelluri, dove ha portato avanti una visione orientata al rispetto per le tradizioni storiche della Rioja – quando “le famiglie lavoravano da piccole cantine creando espressioni individuali dei diversi terroir della regione”. È stato tra i principali promotori del “Manifesto del Terroir” del 2015, documento che invitava tutti gli organismi di controllo delle denominazioni spagnole ad “avvicinarsi a una classificazione della terra in termini di qualità”. Il suo lavoro di recupero attraverso la Spagna lo ha portato a lavorare con 43 varietà diverse, sempre privilegiando vitigni autoctoni e metodi di coltivazione biologici, in un approccio che mette al centro il luogo piuttosto che la tecnica enologica. Di tutto questo non avevo alcuna idea prima di compiere il lungo viaggio in Rioja nel Maggio del 2023 e visitare l’azienda Remelluri. All’epoca erano pronte solo due etichette, non ancora in vendita. Poi di colpo, l’anno scorso mi scrive Marian Arnáez di Remelluri che la cassettina con le 6 bottiglie del progetto sono in vendita ma non in Italia. Basta poco per trovarle su un sito di e-commerce in Germania e farsele arrivare a casa e berle.

Un ritorno all’identità
“Lindes” significa confini. Ma anche soglie, margini, frontiere da oltrepassare. Il progetto nasce nel 2010 come costola della tenuta Granja Nuestra Señora de Remelluri, situata nella Rioja Alavesa, e punta a raccontare in purezza le uve che da sempre venivano conferite alla cantina, provenienti da villaggi limitrofi. Ma anziché riunirle in un’unica cuvée, Telmo decide di vinificarle separatamente, per mettere in luce l’identità di ciascun villaggio. È l’inizio di una piccola rivoluzione: non più il vino della Rioja, ma il vino di Labastida, San Vicente, Ábalos, Peciña, Rivas de Tereso e Salinillas de Buradón. Ognuno con la sua voce, il suo passo, il suo profilo. Nato come atto di giustizia verso i viticoltori che per decenni avevano conferito le uve a Remelluri senza vederne mai il nome in etichetta, Lindes è molto più di una serie di vini: è un gesto culturale, un manifesto paesaggistico, un progetto che mira a riscoprire la Rioja Alavesa e le sue origini.
Il valore di un approccio territoriale
Lindes de Remelluri rappresenta uno dei primi esempi in Spagna di etichettatura per villaggio, un approccio che ha preceduto l’introduzione delle menzioni “Vino de Municipio” e “Viñedo Singular” nella DOCa Rioja. Il progetto si distingue per la collaborazione diretta con i viticoltori locali, che diventano parte attiva della narrazione del vino. Lindes de Remelluri è anche un progetto sociale e agronomico. Coinvolge diversi piccoli viticoltori locali – inizialmente 17 famiglie tra Labastida e San Vicente, poi ampliatosi ad altri villaggi – che vengono remunerati con prezzi significativamente superiori alla media di zona, in cambio di una coltivazione sostenibile, rigorosa, manuale. Le vigne, spesso vecchie, si trovano ad altitudini tra i 500 e i 700 metri, e sono condotte con metodi biologici o biodinamici, su suoli calcarei, argillosi, ghiaiosi, ferruginosi, spesso mescolati tra loro. A nord, la Sierra de Toloño protegge i vigneti dai venti umidi del Golfo di Biscaglia. Le altitudini crescenti e i suoli variegati formano una diversità che il progetto Lindes cerca di mostrarci in bottiglia. In cantina, la regola è una sola: intervenire il meno possibile. Fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, contenitori neutri (acciaio, cemento, botti grandi), affinamenti di 12–14 mesi pensati per accompagnare il vino senza alterarne l’anima. L’intento è chiaro: fare in modo che sia il luogo — e non l’enologo — a parlare.
La suddivisione della DOCa Rioja
La DOCa Rioja si divide in tre sottozone distinte: Rioja Alta, Rioja Oriental (ex Rioja Baja) e Rioja Alavesa. La Rioja Alta, centrata su Haro, produce vini da vigne su suoli argilloso-calcarei con clima atlantico temperato. La Rioja Oriental, più calda e mediterranea, offre vini corposi da terreni alluvionali dell’Ebro. La Rioja Alavesa, la più piccola ma prestigiosa, occupa la provincia basca di Álava a nord del fiume Ebro. Protetta dalla Sierra de Cantabria dai venti atlantici, gode di un microclima unico con forti escursioni termiche che favoriscono maturazioni lente e complete. I vigneti si sviluppano su terrazzamenti tra 400 e 700 metri di altitudine, su suoli calcareo-argillosi poveri e ben drenati. La bassa densità di impianto, dovuta alla povertà del terreno, contribuisce alla concentrazione eccezionale delle uve. Il Tempranillo trova qui condizioni ideali, esprimendosi con eleganza, freschezza e grande longevità. Villaggi medievali come Laguardia, Labastida ed Elciego conservano tradizioni millenarie con cantine sotterranee scavate nella roccia, mentre architetture moderne come Ysios (Calatrava) e Marqués de Riscal (Gehry) simboleggiano l’innovazione contemporanea.

I villaggi, uno per uno
Labastida
È la culla storica di Remelluri, sulle pendici della Sierra de Toloño. I vigneti si arrampicano fino a 700 metri su suoli calcarei e argilloso-calcarei. Qui il clima è fresco, ventilato, con escursioni termiche accentuate. Il vino che ne nasce è sobrio e verticale, con aromi di frutta rossa, fiori secchi e sottobosco. Al palato è fresco, sottile, con tannini scolpiti e una tensione quasi salina. Uno dei più eleganti della gamma, affilato ma non severo.
San Vicente de la Sonsierra
Affacciato sul fiume Ebro, San Vicente è più aperto e soleggiato, con suoli che alternano ghiaie alluvionali, sabbie e limi. È un paesaggio più morbido, che si riflette nel vino. Storicamente parte della Rioja Alta, parla con toni austeri e verticali. Il Lindes de San Vicente è ampio, generoso, speziato, con sentori di prugna, liquirizia, alloro e cioccolato fondente. In bocca è carnoso ma agile, con tannini maturi e una bella progressione. Un classico rivisitato con freschezza.
Rivas de Tereso
Piccolo borgo ad alta quota, 640–700 metri, in piena Sierra. Le vigne si trovano su pendii scoscesi, con esposizioni a nord e suoli poveri e rocciosi. Sussurra con altitudini più fresche e una tessitura elegante. Qui domina la Garnacha, in blend con Tempranillo. Il vino è arioso, fragrante, balsamico, con note di rosa canina, ciliegia croccante e grafite. Ha una beva tesa, quasi montana, che coniuga slancio acido e finezza.
Salinillas de Buradón
Villaggio atlantico per eccellenza, vicino ai confini settentrionali della Rioja, con suoli ricchi di ferro e quarzo. Il microclima è più umido, influenzato dall’oceano. Il vino è profondo, scuro, terroso, con aromi di mora, pepe nero, incenso e ruggine. In bocca è denso ma verticale, con una mineralità tagliente e tannini ancora un po’ selvatici. Il più introverso della serie, ma anche tra i più affascinanti.
Peciña
Frazione quasi disabitata, ad altitudini considerevoli (650–700 m), con vigne vecchissime su suolo calcareo e pietroso. Meno noto, sorprende per carattere e coerenza. Il vino ha un’energia cruda, quasi ancestrale, con profumi di erbe officinali, visciole, humus e scorza d’arancia. Il sorso è vibrante, rustico, con acidità altissima e un finale lunghissimo. Sembra venire da un tempo lontano.
Ábalos
Villaggio più aperto, con vigneti a circa 500 metri, su marne calcaree. L’esposizione è ottimale, e il clima più mite favorisce una maturazione equilibrata. Tra le zone più classiche della Rioja Alavesa, offre interpretazioni ricche e stratificate. Il vino di Ábalos è solido, cesellato, classico. Frutti scuri, tabacco, cuoio, ma anche viola e pietra focaia. Al palato ha struttura piena ma mai pesante, con tannini fini e una persistenza elegante. È forse il più “Rioja” del gruppo, ma con uno spirito nuovo.
Lindes de Remelluri rappresenta un esperimento concreto di valorizzazione del territorio attraverso la collaborazione diretta con i viticoltori locali. Il progetto ha creato un modello economico sostenibile che riconosce il lavoro dei piccoli produttori, restituendo visibilità e valore ai villaggi della Rioja. Ogni bottiglia diventa così la voce autentica di un luogo specifico, privilegiando la sostanza del terroir rispetto alle strategie commerciali.