Oltrepò Pavese, il terzo incomodo
Quando si parla di spumanti metodo classico il pensiero corre immediatamente al Trentino e alla Franciacorta che con prestigiose etichette ha da sempre monopolizzato l’attenzione dei consumatori. A molti sfugge tuttavia l’esistenza del “terzo incomodo”, vale a dire quell’area conosciuta con il nome di Oltrepò Pavese, considerata come una delle più importanti zone vitivinicole europee e mondiali per la produzione di spumanti di qualità. Poi ci sarebbe anche il quarto incomodo, l’Alta Langa che negli ultimi anni ha sfornato bottiglie notevoli. Comunque è in Oltrepò che si trova la massima concentrazione di superficie a Pinot Nero. Su circa 4.000 ettari coltivati in Italia a Pinot Nero, ben 2.800 provengono dall’Oltrepò Pavese. La storia sarebbe lunga e noiosa e non credo interessi molto sapere che lo spumante di una delle case più antiche, Riccadonna, ottenne il permesso di fregiarsi del titolo di Provveditor della Real Casa dei Savoia. Sarà sufficiente stabilire una data certa relativa alla prima produzione spumantistica in Oltrepò, e quella data è il 1870. La prima cantina moderna ad attrezzarsi, all’incirca nel 1930, per fare spumanti è senza dubbio quella sociale di La Versa, nell’omonima vallata. Lo spumante classico dell’Oltrepò si è ufficialmente fregiato della docg nel 2007 e le prime bottiglie, poco più di un milione, recano quindi impresso il millesimo 2009. La filosofia del Pinot nero in Oltrepò si chiama Cruasè: un marchio collettivo, registrato dal Consorzio, per il metodo classico dell’Oltrepò pavese rosè. Si vuole, con l’utilizzo del nome Cruasè, identificare un vino speciale DOCG ottenuto esclusivamente da uve Pinot nero vinificate in rosa con il metodo classico in Oltrepò Pavese. Cruasè significa “selezione naturale pinot nero rosè”. Naturale, perché pigiando un grappolo di Pinot nero naturalmente ne fuoriesce un mosto rosa, che sapientemente elaborato può diventare un vino prestigioso. Per cui Pinot nero “crudo e naturale. Il marchio collettivo “Cruasè”, di proprietà del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, può essere utilizzato solo dalle Aziende che rivendicano la DOCG Oltrepò Metodo Classico Rosè. Le tipologie ammesse sono O.P. Metodo Classico, O.P . Metodo Classico Rosè,O.P. Metodo Classico Pinot nero,O.P. Metodo Classico Pinot nero Rosè. L’Oltrepò è una delle tre parti nelle quali viene tradizionalmente divisa la provincia di Pavia, ed ha all’incirca la forma di un triangolo con la riva destra del Po quale lato maggiore e il vertice, racchiuso fra le province di Alessandria e Piacenza, che s’addentra come un cuneo fino all’Appennino ligure-emiliano. L’Oltrepò pavese è una zona da considerarsi ad alta vocazione viticola, e la vite è coltivabile un po’ ovunque in Oltrepò, nella zona più orientale, con riferimento ai comuni di San Damiano al Colle e Rovescala, al confine con la provincia di Piacenza, è diffusa la coltivazione delle due principali uve a bacca rossa, Barbera e Bonarda pavese, localmente detta Croatina. Le uve raggiungono quasi sempre buoni livelli di maturazione, ed il Pinot nero, con cloni adatti, fornisce degli invidiabili vini rossi. Di converso, la zona, non si presta all’ottenimento di bianchi particolarmente freschi ma riesce, comunque, con il Pinot nero a dare buoni vini bianchi fermi. In bassa Valle Versa, nella zona di Canneto Pavese, Montescano, Montù Beccaria, le medesime uve riescono a dare un prodotto di grande livello qualitativo. La migliore espressione per le varietà a bacca bianca si ha in alta Valle Versa e in alta Valle Scuropasso. Per le basi spumante con Pinot nero, Chardonnay, Riesling italico, le zone migliori sono quelle di alta valle, nella sponda di destra con Canevino, Volpara e Golferenzo. Nella sponda di sinistra ha uguale valenza Montecalvo Versiggia. Eccovi quindi, da provare, uno di questi Brut Cruasè (acronimo da Crù e Rosè) realizzato dalla storica Azienda Travaglino. Dalle migliori cuvèè di Pinot Nero in purezza, viene sboccato dopo 36 mesi di ri-fermentazione sui lieviti. Naso intenso e fragrante con netti sentori di mandorla ch preannunciano un assaggio sapido minerale. Bel perlage fine ed esuberante per accompagnare i piatti saporiti della più autentica tradizione marinara. Ma anche come aperitivo, con una fantasia di finger-food, non e poi male. In Romagna lo si dovrebbe trovare facilmente, ad esempio io l’ho assaggiato da Spazi a Rimini.

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