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wineblog di Giovanni Solaroli

IL SAUVIGNON BLANC CI DIVIDERÀ

Il Sauvignon blanc è un vino che, più di ogni altro, divide i consumatori. Come ho avuto modo di appurare in tanti anni, o ti piace da impazzire oppure non ne sopporti l’odore. Comunque, essendo un vitigno diffusissimo, propendo più per collocarlo nella categoria dei “piacenti”. I profumi tipici di un Sauvignon blanc sono parecchi e variano a secondo della zona di provenienza, della scelta vendemmiale, dei cloni utilizzati, nonché delle tecniche di cantina adottate. Basti pensare che, seppur proveniente dalla Francia, lo ritroviamo un po’ dappertutto: in Nuova Zelanda, Cile (soprattutto dalla zona Casablanca), Sud Africa, California e, naturalmente, anche in Australia dove si trova di tutto, persino il Lambrusco e il Moscato d’Asti. In Italia le aree di maggior diffusione sono il Friuli e l’Alto Adige. Viene dunque naturale pensare che in tutti questi Sauvignon blanc ci troveremo delle differenze, a dispetto del suo profumo invadente, un po’ come accade per i Gewurtztraminer. Riguardo i suoi profumi c’è chi sostiene che il suo carattere “acre” che ricorda la pipì di gatto, sia dovuto a difetti di vinificazione e/o di maturazione, ma rimane il fatto che questi profumi così particolari sono il suo biglietto da visita. A questo punto vi starete chiedendo perché sto scrivendo tutte queste ovvietà. Ebbene, è presto detto. La domanda non è certamente nuova: “vino di vitigno o di territorio”? Di alcuni Sauvignon blanc si sente dire che sono vini “di territorio” dove il vitigno risulta essere solo un mezzo per esprimere il proprio territorio e non per mostrarne i caratteri; ergo per questi consumatori la latitanza di questi marcatori olfattivi è vista come un pregio. Ma, allora perché scegliere un vitigno “aromatico” mi chiedo? Per altri risulta essere proprio il contrario, senza quei caratteri specifici non avrebbe senso scegliere un Sauvignon blanc. Per quanto mi riguarda amo i vini della Loira che notoriamente sono ricavati da sauvignon blanc e i cileni di Casablanca. In essi ci ritrovo un mix di profumi vegetali, agrumati e fruttati di particolare finezza. Inoltre hanno una freschezza “speciale” meno citrina e più minerale. Insomma, hanno carattere ma non invadenza. Mosso dalla curiosità di testare se oggi un Sauvignon blanc italiano mi piacesse ancora, come nei primi anni del mio percorso enoico, ho aperto una bottiglia di Sauvignon blanc PALJADIUM 2020 prodotta dall’ azienda famigliare K.Martini & Sohn di Cornaiano-Alto Adige. Il vino è (era) della linea Palladium. Le altre linee sono la “Classica”, la “Pure Origin” e la “Maturum” che è quella più pregiata. Questo fermenta in acciaio con una piccola parte in legni. Confesso che, appena aperta la bottiglia, messo il naso nel bicchiere e assaggiato un piccolo sorso, non ho avuto la voglia di proseguire. Troppo di tutto. Ma ho avuto la pazienza di aspettare per vedere se i composti si volatilizzassero lasciando la bottiglia aperta per un paio di giorni. Beh, sorpresa! Il vino si era come affievolito nei suoi caratteri più muscolari, come un pugilatore al terzo round, lasciandomi la netta sensazione di piacevolezza. Una cosa su cui non avrei di certo scommesso in partenza. Alla fine, con l’aiuto di una cotoletta di maiale impanata e fritta, la bottiglia è terminata svolgendo dignitosamente il proprio compito. Non credo si possa chiedere di più.

Cantina vini K.Martini & Sohn sas – Via Lamm 28 – I-39057 Cornaiano

T. +39 0471 66 31 56 – F. +39 0471 66 06 68 – info@martini-sohn.it

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