COLLEONORATO, NEL CUORE DELLE MARCHE
Nelle splendide colline marchigiane, a pochi passi dalla clinica Villa Serena, sorge una realtà vitivinicola che racchiude in sé tradizione familiare, amore per la terra e spirito innovativo: la Cantina Colleonorato. Grazie alle dritte di una cara amica ho potuto assaggiare i loro vini durante l’ultima edizione del Mercato FIVI, la fiera dei vignaioli indipendenti. Un assaggio veloce, in piedi, con almeno 10 km sui polpacci non è certo il massimo che si possa fare per onorare il lavoro di questa giovane coppia. Ma se vai al Mercato FIVI per un giorno non puoi dare di più, nonostante Gianni Morandi canti il contrario.

RADICI PROFONDE IN UNA TERRA MAGICA
Giulia Borioni, la giovane co-titolare, mi descrive il contesto paesaggistico in cui è immersa l’azienda; una valle con una vista panoramica mozzafiato sulle colline circostanti e sul maestoso Castello di Rotoscio. E gli appezzamenti di terra, appartengono da generazioni alla stessa famiglia. La cantina prende il nome dalla via dove è nata la fondatrice, un legame simbolico che stigmatizza il forte attaccamento alle radici che caratterizza questa azienda. La titolare, laureata in Economia e Marketing nel sistema agro-industriale, rappresenta la quarta generazione di una famiglia che ha la terra “nel DNA” – dal bisnonno che vendeva castagne e prosciutti con un carretto per la città, fino all’attuale moderna azienda vitivinicola. I vigneti sorgono in una delle zone più prestigiose delle Marche per la produzione del Verdicchio, nei pressi dell’Abbazia di Sant’Urbano. La geologia di questi luoghi è affascinante: i suoli calcarei e argillosi, frutto di antichi fondali marini risalenti al Pliocene e al Pleistocene, poi argille azzurre che donano struttura e persistenza ai vini, rendendoli adatti all’invecchiamento. Il microclima è perfetto per la viticoltura, con l’influenza mitigatrice del mare Adriatico e le escursioni termiche favorite dalla conformazione collinare. I proprietari – la giovane imprenditrice e il suo compagno Luca, che l’affianca con creatività e dedizione – si definiscono “visionari dallo spirito moderno e innovativo”, impegnati a trasformare il vino in un’esperienza sensoriale sorprendente.

I VINI: RACCONTI D’AMORE E DI TERRA
La produzione di Colleonorato comprende principalmente due vini Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore – “Prologo” e “La Giostra” – oltre al “Rosso Piceno Il Cortese” e al “Rosato di Rotoscio”. Durante la mia degustazione al Mercato FIVI, ho avuto l’opportunità di assaporare questa gamma completa, rimanendo particolarmente colpito dalla freschezza minerale del Verdicchio e dalla elegante struttura del Rosso Piceno. Ogni etichetta, disegnate da Francesca Ballarini, racconta una storia legata all’amore. “La Giostra” rappresenta la meraviglia e la festa dell’amore, con un carattere fantastico e cosmico che celebra la bellezza attraverso la fantasia. “Prologo” è invece l’espressione della libertà e della spregiudicatezza, un vino che segue il proprio destino anziché percorsi prestabiliti. “Il Cortese” incarna la leggerezza scanzonata dell’innamorato, con un profilo agile e appassionato. Infine, il “Rosato di Rotoscio” celebra quell’incontro segreto tra amanti, colorato come un tramonto sulle colline marchigiane. Questi vini traggono ispirazione anche dalla leggenda locale di Sara e Piero, due amanti le cui tragiche vicende diedero il nome al vicino borgo di Pierosara. Le vigne di Colleonorato si estendono proprio sotto questa rocca, e l’amore palpitante che pervade la storia di questi luoghi si riflette nel carattere dei vini prodotti.

Come dicevo, assaggio veloce e su piedi affaticati, non mi ha impedito di cogliere un paio di spunti positivi. Il Verdicchio “Prologo” ti da una immediatezza sensazione di freschezza, con note agrumate e una piacevole mineralità. Vengono impiegate le uve raccolte nella parte più giovane del vigneto. “La Giostra”, sempre Verdicchio ma con un carattere più complesso, ha mostrato una maggiore struttura e potenziale d’invecchiamento, con un finale persistente che invita a un altro sorso. I grappoli vengono accuratamente selezionati, nella parte di vigneto più vecchia, raccolti a mano e riposti in cassette. Per entrambi le uve vengono diraspare e sottoposte a criomacerazione per 24 ore. Durante la svinatura viene estratto soltanto il mosto fiore e viene sottoposto a stabulazione a freddo per 5 giorni alla temperatura di 5 gradi. La fermentazione avviene in vasche d’acciaio inox refrigerate, quindi il vino resta in affinamento per circa 12 mesi in vasche d’acciaio completamente colme e inertizzate con l’Argon o con l’Azoto, ed ogni 30 giorni viene lavorato con Batonnage. Il vino resta in bottiglia per altri 12 mesi prima della commercializzazione. Il “Rosso Piceno Il Cortese”, 40% montepulciano, 40%sangiovese, 10% lacrima e 10% merlot, ha rivelato un equilibrio notevole tra frutta rossa matura e sottili note speziate, mentre l’atout migliore de il “Rosato di Rotoscio” sta nella sua delicatezza e vivacità di sorso. Credo valga proprio la pena compiere un viaggio fino alla cantina di Colleonorato visto che promette di essere emozionale, grazie alle storie d’amore leggendarie e scoprire l’appassionante avventura di una giovane imprenditrice che ha saputo trasformare l’eredità familiare in un progetto visionario e all’avanguardia.
