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wineblog di Giovanni Solaroli

NEPENTE DI OLIENA, IL VINO CHE TOGLIE TRISTEZZA


“Non conoscete il Nepente d’Oliena neppure per fama? Ahi, lasso!”

Io, D’Annunzio non l’ho mai studiato. Mica per motivi ideologici, semplicemente perché la poesia mi risulta indigesta. A suo tempo devo aver fatto il pieno con quelle di Lawrence Ferlinghetti che durante la mia adolescenza, che grossomodo va dal 1967 ai giorni nostri, assieme a Kerouac, Ginsberg, Corso e Burroughs mieteva numerosi proseliti tra i giovincelli nullafacenti e nulla studianti. E continuo a non studiarlo, anche se ci accomuna l’interesse per il Nepente di Oliena sul quale scrisse un Elogio che trovate qui. Elogio che condivido in pieno, specie dopo la piccola degustazione fatta con amici e colleghi di Ais Romagna.  Nepente è il nome dato dagli antichi Greci a una prodigiosa bevanda, estratta da un’erba proveniente dall’Egitto, cui si attribuiva la virtù di lenire il dolore e dare l’oblio dei mali. In senso esteso Nepente significa “che toglie il dolore e la tristezza”. Beh, forse ci sono anche altri vini che svolgono la medesima funzione. Il Nepente di Oliena è un Cannonau di Sardegna doc che riporta in etichetta la sottozona “Oliena”. Ce ne sono altre due di sottozone per il Cannonau di Sardegna e sono Jerzu e Capo ferrato. Poi ci sarebbe Mamoiada che mi pare abbia avviato l’iter per il riconoscimento della sottozona specifica. La differenza tra le tre sottozone non è roba da poco. Anzitutto il Nepente si può produrre in un’area molto circoscritta, il comune di Oliena e parte di quello di Orgosolo, quindi siamo nell’interno della provincia di Nuoro, in Barbagia per capirci. Capo ferrato invece si produce in un’area più estesa lungo la costa sud-orientale mente Jerzu si fa in Ogliastra in un territorio suddiviso in due parti. Inoltre anche i vini hanno profili diversi: Oliena ci fornisce rossi dai tannini morbidi, molto equilibrati e dove il frutto e la macchia sono in evidenza. Capo ferrato e Jerzu fanno rossi più tannici e sapidi con un carattere più irruento. Poi, certamente è sempre la mano del produttore che ci fornisce la chiave di lettura, ma quelli di Oliena mi sono parsi parecchio buoni. I produttori non sono molti, noi ne avevamo tre tra i quali quelli della Cantina sociale di Oliena che ne produce diverse tipologie. Il Cannonau di Sardegna si può produrre in tutto il territorio regionale ma se reca in etichetta la parola “classico” allora la zona è circoscritta alla provincia di Nuoro e all’Ogliastra e serve almeno il 90% di Cannonau che scende all’85% nel caso di doc regionale.

L’uva che noi chiamiamo cannonau altro non è che la grenache o garnacha, uva diffusa con vari sinonimi in tutto il bacino del mediterraneo e non solo. È una delle uve più coltivate al mondo e solitamente viene allevata ad alberello. È banale dirlo ma può dare grandissimi vini da lenta evoluzione, così come rossi più semplici e beverini. Molto dipende dai terreni e dalle rese che si cercano.  Noi avevamo sia un rosso 2022 semplicissimo e fresco per aprire le danze, due riserve 2016 davvero notevoli ed una via di mezzo che a me ha convinto più di tutti. Si tratta del Tiscali, che richiama un toponimo ricco di significati, dell’annata 2020 della Cantina Puddu. Un rosso di buona freschezza, carezzevole nel tannino e armonico nella chiusura. Un rosso che costa meno di 15 euro. Un loro vino, il Nepente di Oliena PRO VOIS 2016 ha vinto la Medaglia d’oro al Concorso Mondiale del Grenache 2023, mica pizza e fichi!

Rubino intenso, profumi di macchia isolana(mirto,lentisco,melissa,iperico e timo) e un bocca morbida, elegante e di persistenza non esagerata. Bonus Track: 14° non si sentono proprio. Da provare con un piatto di Culurgiones: il ripieno con la menta rinfresca e contrasta benissimo.

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