Satiswine.it

wineblog di Giovanni Solaroli

ARGENTINA: LA VALLE DE UCO E I VINI D’ALTURA DI ZUCCARDI

Ai piedi delle Ande, a circa 100 chilometri da Mendoza, la Valle de Uco si sta affermando come una delle regioni vinicole più interessanti del mondo. Eppure, il suo percorso verso l’eccellenza è una storia relativamente recente. Negli anni ’70, la Valle de Uco era ancora una zona agricola marginale, dedicata principalmente alla frutticoltura e all’allevamento. I pochi vigneti esistenti producevano uve per il consumo locale o per vini di massa. L’isolamento geografico e la carenza di infrastrutture ostacolavano qualsiasi sviluppo significativo. Il punto di svolta arrivò negli anni ’90, quando alcuni pionieri visionari iniziarono a intuire il potenziale dei terreni d’altura. Paradossalmente, fu la crisi economica argentina del 2001 ad accelerare l’interesse internazionale: il cambio favorevole rese accessibili appezzamenti che si sarebbero rivelati straordinariamente vocati. Dal 2000 in poi, la valle ha vissuto una trasformazione radicale. Grandi investimenti, soprattutto stranieri, hanno portato tecnologia e know-how. Progetti ambiziosi come Clos de los Siete, firmato Michel Rolland, hanno dimostrato che la Valle de Uco poteva giocare nella stessa lega delle grandi regioni vinicole del mondo. I vigneti ad alta quota, tra i 1.000 e i 1.700 metri sul livello del mare, stanno contribuendo a ridefinire l’identità del vino argentino. Tupungato, in particolare, è diventato l’epicentro di questa rivoluzione enologica. Il paesaggio è dominato dal Cordón del Plata, le cui cime innevate forniscono l’acqua pura di disgelo, essenziale per l’irrigazione in questa regione semi-arida.

Gli effetti del clima sull’uva sono molteplici:

  • La maggiore intensità della radiazione UV stimola la produzione di antociani (colore) e polifenoli (struttura).
  • La bassa pressione atmosferica rallenta la maturazione, favorendo l’evoluzione aromatica.
  • Le temperature più fresche preservano l’acidità naturale.
  • L’escursione termica – oltre 20°C tra giorno e notte – permette di giorno la piena maturazione zuccherina, mentre di notte il metabolismo della pianta si blocca quasi del tutto, preservando acidità e aromi primari.
  • I venti catabatici, freddi e asciutti, scendono dalle Ande durante la notte, riducendo l’umidità e creando un ambiente ostile a parassiti e malattie.

Il risultato? Uve dalla buccia spessa e ricca, con alta concentrazione di aromi, tannini maturi ma eleganti, grande equilibrio tra zuccheri e acidità. Ecco perché i Malbec della Valle de Uco sono così intensi nel colore, complessi al naso e vibranti al palato.


La famiglia Zuccardi: pionieri della Valle de Uco

Tra i protagonisti di questa trasformazione, spicca la famiglia Zuccardi. Alberto “Tito” Zuccardi, ingegnere e innovatore, iniziò la sua avventura nel vino negli anni ’60 a Maipú, nel tentativo di dimostrare l’efficacia di un sistema di irrigazione da lui stesso progettato per contrastare il deserto di Mendoza. A Maipù, 35 km da Mendoza, si trova la sede della cantina storica e la Casa del Visitante, il centro di accoglienza turistica aperto nel 2001. Il figlio José Alberto fu il primo ad intuire per primo il potenziale della Valle de Uco: nel 2005 la famiglia acquistò i primi terreni a Paraje Altamira e nel 2016 è stata inaugurata la nuova cantina nella Valle de Uco. La nuova spettacolare cantina, costruita usando solo materiali della zona, è stata progettata per integrarsi perfettamente nell’ambiente ed ha ricevuto numerosi premi. La terza generazione, rappresentata da Sebastián Zuccardi, ha poi alzato ulteriormente l’asticella qualitativa, (Wine Advocate nel 2022 ha premiato tre loro vini con 100/100) grazie a un approccio rigoroso e scientifico allo studio dei suoli alluvionali della valle. Il progetto più emblematico di questa ricerca si chiama Aluvional: tre Malbec da parcelle selezionate, impiantate su antichi depositi sassosi trasportati dalle Ande. Le uve provengono da siti specifici chiamati Paraje – sottozone riconosciute (IG, Indicazione Geografica) che, pur non avendo confini politici rigidi, si distinguono per le proprie peculiarità climatiche e pedologiche. L’approccio Zuccardi alla segmentazione è un esempio virtuoso di marketing territoriale:
Parcel wines, Single Vineyard wines, Paraje Wines, Village Wines e Regional Wines.
Una gamma pensata per tutte le tasche e tutte le curiosità. La mia, per ora, mi ha portato a uno dei tre Paraje: Altamira, annata 2018. Situato nella pianura a sud della sorgente del fiume Tunuyán, tra i 1.050 e i 1.150 metri, Altamira occupa la parte più alta del suo conoide alluvionale. Il clima è temperato fresco, con forti escursioni termiche. I suoli sono costituiti da un conglomerato di pietre granitiche e ghiaie coperte di carbonato di calcio, con blocchi che possono superare le 20 tonnellate.

Il 2018 è stata un’annata fresca e asciutta, che ha permesso una vendemmia con uve in condizioni sanitarie eccezionali. Il vino mostra un rosso fitto, un naso nitido e fruttato, e al palato è vivace, gustoso, con tannini maturi e un finale sapido ed equilibrato.
Vinificazione in cemento con lieviti autoctoni, da uve 100% Malbec.


Presente e sfide future

Quando visitai la Valle de Uco nel 2012, mi sembrò un’opera incompiuta: paesaggio semi-desertico, poco antropizzato, con poche “cattedrali del vino” isolate e scarsissime infrastrutture turistiche. Oggi, mi racconta un amico che vive a Mendoza, si respira un’aria nuova. Nuovi arrivi e investimenti stanno lentamente trasformando il volto della valle. La leggendaria Ruta 40, che attraversa Tunuyán e Tupungato, ha già giocato un ruolo fondamentale in passato e lo farà ancor di più in futuro, contribuendo allo sviluppo turistico della regione.

Con i suoi oltre 5.000 km, è la strada più lunga dell’Argentina, e regala viste spettacolari sui vigneti e sulle Ande: un itinerario d’obbligo per il turismo enologico nazionale e internazionale. Come in molte altre zone del mondo, il turismo del vino è oggi una leva fondamentale per lo sviluppo economico locale. Villaggi come Vista Flores e La Consulta vedono nascere boutique hotel e ristoranti gourmet, e i prezzi dei terreni stanno lentamente salendo. La vera sfida, oggi e domani, sarà bilanciare crescita e identità: preservare l’anima unica di questa valle che, in meno di trent’anni, è passata dall’anonimato agricolo al prestigio vinicolo internazionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *