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wineblog di Giovanni Solaroli

Majolini Franciacorta Vintage 2020: il vino e l’arte in una bottiglia

Majolini Franciacorta Vintage 2020, riassaggiato a Ferragosto per verificarne la tenuta.

Un Ferragosto senza champagne? “Ma è uno scandalo” mi dice l’amico francofono, “con tutte le belle bottiglie che hai in cantina, che occasione sprecata!”. Il fatto è che nei tre giorni di degustazioni con Winesurf, un pomeriggio abbiamo fatto visita all’azienda e, come al solito, c’è scappato qualche acquisto. Mi sembrava il momento giusto per vedere se era ancora buono come quando l’assaggiai a giugno.

Il produttore: una famiglia, un’uva, un cognome

Majolini nasce a Ome, nell’alta Franciacorta, da un legame quasi circolare tra famiglia e territorio: il cognome Majolini richiama la Majolina, un’uva autoctona un tempo diffusa proprio su questo comune, oggi in fase di riconoscimento ufficiale come vitigno autoctono. L’attività vinicola parte alla fine degli anni ’60 con il nonno Valentino, dedicato inizialmente solo al vino rosso; dopo la sua morte nel 1975 l’azienda resta ferma per qualche anno, finché all’inizio degli anni ’80 i figli Gianfranco, Piergiorgio, Rino ed Ezio decidono di ripartire — è a questo passaggio, non a caso, che rimanda la scritta “Anno 1981” sull’etichetta. Il salto verso il Franciacorta DOCG e la svolta biologica arrivano più avanti, con la terza generazione, i cugini Simone e Giovanni.

Oggi la cantina, scavata nella roccia sopra Ome, è certificata biologica su tutta la produzione ed è stata tra le prime in Italia ad aderire all’Italian Wine Carbon Calculator per monitorare il proprio impatto ambientale.

Da segnalare anche il legame della cantina con l’arte: alcune etichette speciali sono firmate da artisti e artigiani. L’Extra Brut “Disobbedisco”, dedicato a Gabriele d’Annunzio, porta un’etichetta in metallo smaltato e dorato realizzata dall’artigiano Luca Briconi, che riproduce il gonfalone della città di Fiume voluto dal Poeta.

Non è un caso isolato: in cantina si respira arte anche oltre le etichette. La prima opera arrivata a Ome è stata “Cavalli Innamorati”, scultura di Aligi Sassu — amico del padre dei fondatori — commissionata come simbolo dell’amore per la natura nel momento in cui iniziavano gli scavi della cantina ipogea. Sassu la completò a 88 anni, senza fare in tempo a vederla inaugurata. Ogni pezzo esposto ha un significato preciso legato alla storia della famiglia, tanto che Simone Majolini preferisce non chiamarla “collezione” in senso stretto. Sulla terrazza panoramica troneggia invece “Moby Dick” di Mattia Trotta, scultore che lavora il filo metallico senza saldature né fusioni — solo la forza manuale che piega e intreccia il materiale, in un processo lento che parte da studi preparatori su carta. La coda di balena, sospesa su una roccia, racconta bene lo spirito della cantina: materia grezza del territorio (la stessa pietra scavata per costruire gli ambienti sotterranei) trasformata dal lavoro artigianale in qualcosa che si libra verso l’alto.

La bottiglia

Il Vintage nasce da Chardonnay e Pinot Nero di un’unica annata (qui il 2020) ma da vigneti diversi, pressati e fermentati in acciaio a temperatura controllata. Dopo la cuvée in primavera, il vino matura sui propri lieviti per un minimo di 36 mesi — quasi il doppio del minimo di legge per un Franciacorta millesimato (30 mesi).

Nitide note di panificazione, sottofondo floreale, persistenza e maturità da manuale. Non serve accompagnarlo: si può godere anche così.

La gamma: dal Brut al Rosé, passando per d’Annunzio

Sopra e sotto il Vintage, la gamma Majolini segue lo schema classico del Franciacorta ma con qualche accento personale. Il Brut, senza annata, nasce da un uvaggio di circa 90% Chardonnay e 10% Pinot Nero, con un minimo di 30 mesi sui lieviti — il profilo “base” della cantina, secco e avvolgente. Il Brut Satèn, 100% Chardonnay, prevede invece un affinamento in piccole botti di legno prima della cuvée, oltre a un ulteriore affinamento di almeno 36 mesi in bottiglia: è tra i vini più premiati della casa, con il Satèn 2015 primo a pari merito tra i migliori Satèn della Franciacorta secondo la Guida Vini di Winesurf 2019-2020. Il Rosé Altera completa la linea “base”, con note di fragola, pesca e frutti di bosco.

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