LA BORGOGNA DI GIANCARLO MARINO
La Borgogna: quando non riesci più ad andarci per fare acquisti allora capisci il valore del lavoro di chi fa wine scouting. Certo, andarci di persona è moooolto più bello, ma spesso mi capita che il desiderio di viaggiare e di scoprire nuovi territori prevalga. E allora, se ho voglia di fare acquisti Borgognoni, mi affido a quella rete di amici che “viaggia per me”. Amici dei quali mi fido e che nel tempo ho capito quanto simili possano essere i nostri gusti. Da poco ne ho avuto una ulteriore riprova. Sul La Revue du vin de France (confidenzialmente chiamata La Revue) avevo addocchiato un articoletto sui vini del Maconnais, la parte più meridionale della Borgogna. Il mio interesse è stato catturato dal profilo descrittivo di Franz Chagnoleau, produttore che non conoscevo, e così gli ho scritto una mail chiedendo dove fosse possibile acquistare una sua campionatura. La lieta sorpresa è stata scoprire che l’incarico è affidato a Degustate srl, una aziendina romana con socio l’amico Giancarlo Marino, un vero talento nello scovare perle preziose. Il suo percorso, le avventure in Borgogna con i suoi sodali, i suoi rapporti con i produttori costruiti nel corso delle innumerevoli escursioni oltre frontiera, le trovate ben de-scritte nel suo libro “Quaderno di Borgogna”. Racconti e aneddoti intrisi di passione, amicizie e calore umano nei quali si può ritrovare lo spirito da umanista che caratterizza Giancarlo. Non vi aspettate un libro zeppo di nozioni e tecnicismi, rimarreste delusi; se invece cercate il racconto, la bella scrittura e amate le belle storie allora acquistatelo, sarà un pò come entrare in quella parte di vita che Giancarlo ha scelto di condividere. La campionatura acquistata ( Saint-Veran, Macon Village e Pouilly Fuissé) è terminata ieri sera, quando anche l’ultimo Poully Fuissé ha espulso l’ultima goccia.
Franz Chagnoleau secondo La Revue
“Frantz Chagnoleau ha iniziato la sua carriera presso Olivier Merlin. Con sua moglie Caroline Gon, anche lei enologa (responsabile della tenuta Héritiers du Comte Lafon), hanno raccolto quasi 7 ettari principalmente a Saint-Albain, Chasselas, Prissé e Vergisson. La tenuta conta su viti che hanno mediamente 50 anni, tutte coltivate in regime di biodinamica con l’utilizzo di tisane e lieviti indigeni. La vinificazione e l’affinamento in botte sono completati da un passaggio in tini di acciaio inox.”
Sono bianchi che a mio avviso mostrano uno stile maturo e brillante, con i legni appena appena avvertibili (ma ci vuole esperienza per capirlo tanto è sfumata la sensazione) e il più convincente per i miei gusti è stato il Pouilly “Pastoral” 2019, un bianco energico e maturo dove frutto e freschezza si fondono con mirabile precisione. Un vino per certi versi “monumentale” mentre il Macon Village Saint Pancras 2020 si apprezza per l’estrema facilità di beva, ma non scambiatelo per un vino banale, il Clos Saint-Pancras ha delicati aromi di tiglio, un buon Macon giocato sulla tensione, croccante e salivante.

Nel sito aziendale, www.degustate.it trovate il catalogo completo.
Il terroir più meridionale della Borgogna, il Mâconnais copre una striscia di vigneti larga 10 km lunga 35 km, tra Sennecey-le-Grand e Saint-Vérand. La regione si annida tra due valli, la Grosne a ovest e la Saona a est. È una regione vinicola con due facce, a sud-ovest di Tournus, i Monts du Mâconnais sono un susseguirsi di colline boscose e piccole valli, ideali per la coltivazione della vite. Più a sud, le colline lasciano il posto a un paesaggio grandioso dominato da alcuni affioramenti monumentali, tra cui quelli di Vergisson e Solutré. Le viti si trovano sui pendii dove il terreno e il sole lo permettono. Qui, forse più che in qualsiasi altra zona vinicola della regione della Borgogna, i monaci hanno svolto un ruolo chiave. L’abbazia di Cluny, fondata nel 909 da Guglielmo I, conte di Mâcon, seguì la tradizione benedettina con il principio dell’ora et labora (preghiera e lavoro), che spinse i monaci a creare i propri vigneti. Fu, in parte, in reazione alla ricchezza di Cluny che Robert de Moslesme fondò l’abbazia di Cîteaux nel 1098. Sebbene le vigne di Cluny si trovassero principalmente nella parte meridionale dell’attuale regione vinicola della Borgogna, i monaci possedevano anche viti piantate più a nord, in particolare il celebre vigneto di Romanée-St-Vivant. L’uva Chardonnay è onnipresente nel Mâconnais. e rappresenta l’80% di tutte le viti piantate nella regione. Per i vini rossi, il Pinot Nero è in gran parte soppiantato dal Gamay, che non è stato sradicato nel Medioevo dal Duca di Borgogna poiché il Mâconnais non apparteneva al Ducato.
Le denominazioni del Mâconnais

Village: Pouilly-Fuissé, Pouilly-Loché, Pouilly-Vinzelles, Saint-Véran , Virè- Clessé
Denominazioni regionali di Mâconnais: Mâcon, Mâcon-Village, Mâcon seguite dal nome del villaggio. Le 27 denominazioni geografiche aggiuntive nel Mâcon AOC : Azé/Bray/Burgy/Bussierès/Chaintré/Chardonnay/Charnay-lès-Mâcon/Cruzille/Davayé/Fuissé/Igé/Lugny/ Lochè/Mancey/Milly-Lamartine/Peronne/Pierreclos/Prissé/La Roche-Vineuse/Serrières/Solutré-Pouilly/Saint-Gengoux-le-National/Uchizy/Vergisson/Verzé
*Credit foto di apertura: Ais Lombardia