Petite Arvine di Ottin: La “Vite dei Ghiacciai” nel Cuore della Valle d’Aosta
<Se vai da Ottin prendimi qualche bottiglia dei suoi vini: quelli che ti piacciono di più>. Così l’amico e collega Lorenzo, alias Lorenz, mi ha preso, tra gli altri, questo Petite Arvine 2020″. Conoscevo poco di questo vitigno e così ho fatto un po’ di ricerche. La Petite Arvine è originaria del Vallese svizzero, ma secondo recenti ricerche dell’Istituto Changin potrebbe derivare dal ceppo Prié Blanc, autoctono della Valle d’Aosta. Non è un caso che questo vitigno sia soprannominato “vite dei ghiacciai” per la sua capacità di resistere e acclimatarsi nei climi freddi d’alta quota.
Fu il canonico Joseph Vaudan, fondatore dell’Institut Agricole Régional, a introdurla ufficialmente in Valle d’Aosta negli anni ’70, intuendo le potenzialità di questo vitigno semi-aromatico a maturazione tardiva. La similitudine pedoclimatica tra il Vallese e la Valle d’Aosta si rivelò vincente: la Petite Arvine trovò immediatamente il suo ambiente ideale sui terreni poveri e ripidi della regione alpina.
Il nome stesso racconta la sua identità: “petite” significa piccola per via delle dimensioni contenute del grappolo e degli acini compatti, mentre “Arvine” secondo una teoria sposata dai Grosjean deriverebbe dalla radice preindoeuropea ARV che significa montagna, da cui deriva anche il nome Alpi.
Elio Ottin: Passione e determinazione
Nel 1989, a soli 23 anni e dopo la formazione presso l’Institut Agricole Regional, Elio Ottin acquistò i primi appezzamenti di terra vergine tra i comuni di Quart e Saint-Cristophe. Era un terreno difficile, “con forti pendenze e uno scheletro molto importante”, ma Elio non si fece scoraggiare dalle sfide. Nel 1999 prese la decisione più importante della sua vita: lasciò il posto fisso negli uffici regionali per dedicarsi completamente alla viticoltura. La passione e la determinazione lo portarono a espandere l’azienda fino a 13 ettari, suddivisi tra vigneti, meleti e pascoli per l’allevamento bovino. Il 2007 segnò l’anno zero della produzione: 30.000 bottiglie e tre vini, tra cui la Petite Arvine. Nel 2009 venne inaugurata la nuova cantina e nel 2015, con l’ultimo ampliamento, nacque quella che oggi conosciamo come la sede dell’Azienda Ottin. Il successo più grande per Elio è avere al suo fianco il figlio Nicolas, che condivide la stessa passione e dedizione.
L’Approccio sostenibile
L’energia dell’azienda Ottin è prodotta al 100% da fonti rinnovabili: elettricità da acqua di torrenti montani e pannelli solari, sistemi di riscaldamento alimentati da biomasse vegetali. I vigneti sono fertilizzati esclusivamente con letame delle proprie vacche, in un ciclo produttivo che rispetta completamente l’ambiente montano. Negli ultimi anni l’azienda ha cercato di esaltare sempre di più i tratti minerali e sapidi, per garantire in un vino complesso e generoso come la Petite Arvine freschezza e bevibilità. È questa la chiave del successo: l’equilibrio, in particolare quello tra la componente alcolica e quella acida.
Un Vino poco incline ai compromessi
Ieri sera l’ho finalmente aperto e ho pensato che quando assaggi il Petite Arvine 2020 di Ottin, capisci perché Elio ha scelto questo vitigno come bandiera della sua cantina. Un amico fidato che conosce bene questo vino mi ha detto: “Non è un vino che cerca di accontentare tutti: ha un carattere deciso, una acidità che in gioventù può essere tagliente, ma è il risultato di scelte precise”. Gli Ottin ne producono 16.000 bottiglie all’anno che non sono molte, ma sono sufficienti per accontentare i suoi clienti. A giudicare dall’assaggio posso azzardare che il Petit Arvine di Ottin è un bianco che invecchia bene e che non ha paura di mostrarsi giovane e un po’ spigoloso quando è appena imbottigliato.

Il Petite Arvine 2020 di Ottin rappresenta una delle espressioni più pure della viticoltura eroica valdostana. Un vino che merita di essere scoperto e apprezzato da chi cerca autenticità e carattere in ogni calice.
Non solo Petit Arvine
Sebbene la Petite Arvine rappresenti il fiore all’occhiello della cantina, Elio Ottin ha costruito negli anni una gamma che esplora le potenzialità dei vitigni valdostani. Il Pinot Noir Valle d’Aosta DOC nasce dalle stesse filosofie: terreni scoscesi, altitudine, rispetto del vitigno. Nella versione base e nella selezione “L’Emerico”, dimostra come questo vitigno borgognone si sia perfettamente adattato al clima alpino. Il Torrette Superieur Valle d’Aosta DOC è l’omaggio ai vitigni autoctoni rossi della regione, mentre il Fumin Valle d’Aosta DOC rappresenta uno dei vitigni a bacca nera più antichi e importanti della Valle d’Aosta, vinificato in purezza per esaltarne il carattere territoriale. Completano la gamma il Chardonnay DOC “Canto X”, il Syrah DOC “Non Expedit” e il Clairet, oltre al “Nuances” Valle d’Aosta DOC, una selezione di Petite Arvine affinata in legno che dal 2011 rappresenta l’interpretazione più ambiziosa di questo vitigno. Ogni etichetta racconta un pezzo della storia di Elio: dalla prima produzione del 2007 con tre vini, all’espansione graduale che ha portato la cantina a diventare un punto di riferimento per la viticoltura valdostana di qualità.