L’arte della pazienza: il Fiano di Avellino di Guido Marsella tra pionierismo e perfezione
Il Vocabolario della lingua italiana edito dalla Treccani definisce la pazienza come la “capacità di sopportare con animo sereno dolori, fatiche, molestie, ritardi, avversità varie”, e aggiunge anche – quel che più ci interessa in questa sede – “capacità di perseverare in qualcosa per lungo tempo senza scoraggiarsi”. Ebbene, se dovessi indicare una sola parola per descrivere l’approccio di Guido Marsella al suo Fiano di Avellino, non esiterei un istante: pazienza. Una pazienza che, tuttavia, non ha nulla della sopportazione passiva, bensì tutto della pervicace determinazione di chi sa che l’eccellenza non può essere frettolosa.

Conversando al telefono con Guido Marsella per acquistare il suo vino, mi sono reso conto del tratto distintivo di questo personaggio: la capacità di far scorrere le parole come un fiume in piena. Prima di chiamarlo me lo immaginavo nella sua cantina di Summonte, nel cuore dell’Irpinia – un lembo di Campania che si adagia sui contrafforti del Partenio a settecento metri di altitudine – e invece stava in auto, perciò fine della poesia. Guido Marsella, mentre mi vende scatole di Fiano, racconta di essere il primo produttore di Fiano di Avellino a commercializzare il proprio vino dopo un anno di affinamento in cantina, mentre l’usanza locale prevedeva l’immissione sul mercato a ridosso della vendemmia successiva. Una decisione che, a ben vedere, rappresentava una sfida diretta alle consuetudini consolidate del territorio. Oggi Il Fiano di Guido Marsella esce dopo almeno 18 mesi dalla data di vendemmia.

Il terroir di Summonte, nella località “Campo di Maio”, si presenta come un anfiteatro naturale dove i suoli mostrano la propria natura vulcanica. È un paesaggio geologicamente antico dove le vigne di Fiano, impiantate nel 1990, beneficiando di quella ventilazione che garantisce la sanità dell’uva e favorisce la concentrazione aromatica. La filosofia enologica di Marsella rifugge da ogni fronzolo superfluo. L’unico elemento di contatto del vino durante tutte le fasi di lavorazione – dalla pigiatura delle uve all’imbottigliamento – è l’acciaio inossidabile AISI 316, (un tipo di acciaio particolarmente resistente alla corrosione) in quella che potremmo definire una ricerca dell’essenzialità che non teme di mostrarsi austera. Il risultato di questa metodica precisione si manifesta in un vino di struttura “verticale” per acidità ed estremamente concentrato per mineralità: caratteristiche che conferiscono al prodotto una personalità forte e garantiscono anche quella longevità che fa dei Fiano di Marsella delle prime annate del Duemila dei vini tuttora degustabili con sorprendente piacevolezza.

Giallo paglierino, agrumi, fumé, erbe officinali, verticale come una pertica e sapidissimo. Ti trascina in un vortice, ma non subito.
Il Fiano di Marsella ha colore paglierino privo di quegli eccessi dorati che spesso tradiscono interventi di affinamento in legno, qui rigorosamente assenti. Il naso è attraversato da note agrumate per espandersi verso richiami di erbe officinali – salvia, camomilla – e verso quelle sfumature di macchia mediterranea che sono il segno distintivo dei grandi Fiano irpini. Ma è soprattutto quella tipica nota fumé, schiettamente minerale e di matrice vulcanica, a conferire al vino la sua cifra più caratteristica. Al palato, il Fiano di Marsella rivela quella che potremmo definire una “verticalità strutturale”. Berlo è come arrampicarsi su una pertica da palestra, più lo bevi e più ti sembra di salire in alto, verso quei vulcani che rimandano alla natura geologica del suolo di Summonte. È un vino che non concede nulla alla facilità del consenso immediato, ma che ricompensa chi sa apprezzarne la complessità con un finale lunghissimo. La produzione aziendale, che si attesta sulle quarantamila bottiglie annue provenienti da venticinque ettari vitati, potrebbe sembrare modesta se rapportata agli standard industriali, ma rivela invece la sua sapienza quando si consideri che Marsella utilizza esclusivamente uve provenienti dai propri vigneti, ottenendo così un Fiano in purezza al cento per cento. In un panorama enologico spesso dominato dalla ricerca dell’effetto immediato e dalla standardizzazione del gusto, il Fiano di Avellino di Guido Marsella rappresenta un esempio luminoso di come la fedeltà a un’idea di qualità, perseguita con determinazione e pazienza, possa generare risultati di eccellenza assoluta. È un vino che non teme il confronto con i più celebrati bianchi italiani, e che anzi li sfida sul terreno della longevità e dell’espressività territoriale, rivendicando per il Fiano di Avellino quel riconoscimento di grande bianco da invecchiamento che troppo spesso viene negato ai vini del Sud. Un vino, in conclusione, che merita di essere atteso, perché – come insegna la saggezza contadina che Marsella ha saputo tradurre in filosofia enologica – le cose migliori arrivano sempre a chi sa aspettare.