Cannonau di Sardegna: le tre sottozone a confronto — Oliena, Jerzu, Capo Ferrato
Indecisi su come rinfrescare il pranzo di Ferragosto? Non c’è che l’imbarazzo della scelta tra i diversi Cannonau, per ristorare un palato stanco dei soliti bianchi freschi da frigo — perché non tutti i Cannonau sono uguali, a seconda di dove nascono. Le sottozone del Cannonau di Sardegna riconosciute dal disciplinare sono tre: Oliena (o Nepente di Oliena), Jerzu e Capo Ferrato — gli unici territori che hanno diritto di apporre in etichetta un nome geografico proprio. Tre sottozone storicamente vocate, molto diverse tra loro per posizione, suoli e stile dei vini — un buon modo per capire quanto sia ampio lo spettro espressivo di un unico vitigno.

Le tre sottozone del Cannonau
credit mappa: dipendechevino
Oliena (o Nepente di Oliena) — provincia di Nuoro
A Oliena ogni famiglia ha almeno una vigna che cura e tramanda da generazioni
È la sottozona più celebrata, quella cantata da D’Annunzio nel 1909. Il territorio riconosciuto comprende il comune di Oliena e una piccola parte di Orgosolo (meno dell’1% della superficie). Siamo in Barbagia, ai piedi del Monte Corrasi e del massiccio del Supramonte: vigneti spesso in quota (tra 180 e 650 metri), su terreni a base calcarea, con alberello basso ancora molto diffuso come forma di allevamento. La superficie vitata si aggira sui 680 ettari, con rese volutamente basse (50-60 quintali/ettaro) per privilegiare la qualità. La produzione, distribuita tra una decina di cantine strutturate e numerosi viticoltori privati, resta di nicchia: meno di un milione di bottiglie l’anno in tutta la sottozona. Tra i nomi più noti ci sono la cooperativa Cantina di Oliena, le storiche Fratelli Puddu e Gostolai (quest’ultima con la Riserva “Grazia Deledda”, dedicata alla scrittrice sarda premio Nobel), e realtà più giovani come IoLei, espressione di una nuova generazione di vignaioli che sta reinterpretando il Nepente con uno stile più leggero e contemporaneo. È lo stile più “verticale”: vini eleganti, di buona longevità, aromaticamente ricchi grazie alla forte escursione termica collinare.
Jerzu — provincia di Ogliastra
Il territorio è limitato ai comuni di Jerzu e Cardedu. Qui la viticoltura ha una storia lunghissima — si coltiva la vite fin dal Medioevo — ma il volto moderno della zona è legato quasi interamente a un’unica grande cooperativa, Antichi Poderi Jerzu, nata nel 1950 da 45 soci fondatori e cresciuta fino agli attuali circa 430-450, che coltivano complessivamente 500-650 ettari (non tutti nella sola sottozona DOC) e producono fino a un milione e mezzo di bottiglie l’anno. I suoli sono di matrice calcareo-scistosa o granitica, con vigneti che vanno da pochi metri sul mare fino a oltre 800 metri di quota — un mosaico di microzone molto diverse tra loro, oggetto di uno studio di zonazione condotto con la scuola enologica di Conegliano. Lo stile che ne deriva è più sapido, con note quasi iodate nei vini che nascono dai suoli scistosi più esposti.

Antichi Poderi Jerzu, mostra permanente di Maria Laj
Capo Ferrato — provincia di Cagliari (Sarrabus)
La meno nota delle tre sottozone, riservata ai comuni di Castiadas, Muravera, San Vito, Villaputzu e Villasimius, nell’angolo sud-orientale dell’isola. La cantina di riferimento è Cantina Castiadas, fondata nel 1959 dall’Ente di Riforma Agraria, che oggi conta circa 50 soci su 130 ettari vitati e produce circa 130.000 bottiglie l’anno suddivise in 11 etichette. Qui il paesaggio cambia radicalmente rispetto alle altre due sottozone: vigneti quasi a livello del mare (intorno ai 7 metri s.l.m.), su terreni di disfacimento granitico, in un clima temperato dalla vicinanza del mare. Il risultato sono vini più immediati e fruttati, meno strutturati di quelli di Oliena e Jerzu, ma con una piacevole nota balsamica dovuta alla vicinanza della macchia mediterranea e degli eucalipti.

Vendemmia a Castiadas
In sintesi
Stessa uva, tre territori profondamente diversi — dai suoli calcarei d’altura di Oliena, ai terreni scistosi e granitici di Jerzu tra mare e montagna, fino ai suoli granitici quasi costieri di Capo Ferrato. Una buona dimostrazione di come il Cannonau, spesso liquidato come “il vino rosso della Sardegna”, sia in realtà un vitigno capace di raccontare identità territoriali molto distinte.

Tre grandi Cannonau alfieri dei loro territori