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wineblog di Giovanni Solaroli

La Rioja Alavesa di oggi ha molto da offrire

Mi autodefinisco come il più esperto critico-degustatore di vini spagnoli del mio condominio e devo questo titolo ad un amico faentino di vecchia data che oggi divide il suo tempo tra Faenza e Donostia, la città basca meglio nota con il nome di San Sebastian. È lui il responsabile del mio interesse verso i vini spagnoli dei quali mi parla spesso, citando produttori e vini e magnificandone le caratteristiche e, ovviamente, suffragando i suoi racconti con qualche bottiglia. Di recente gli ho chiesto qualche vino della sua terra di adozione, la Rioja Alavesa (basca) e credetemi, non sono mancate le sorprese. La Rioja, come anche i sassi sanno, è suddivisa in tre sottozone: Rioja Alta, Rioja Orientale e Rioja Alavesa la più piccola delle tre con appena 13.000 ettari di vigneti. Lasciamo perdere la storia, anch’essa ben nota, di come questa regione, in termini di conoscenze enologiche, debba molto ai bordolesi, e di come i bordolesi ne abbiano approfittato durante il periodo della fillossera per fare shopping e concentriamoci invece su quanto c’è di nuovo oggi. Se è vero che i più celebri nomi Riojani (Lopez de Heredia, CVNE, LA Rioja Alta, Muga, etc. etc.) fanno capo al distretto della vecchia stazione di Haro, ultimo avamposto della Rioja Alta prima di entrare in Alava, è altrettanto vero che i progetti più innovativi e i vini più interessanti oggi vengono dalle aziende della Rioja Basca, un territorio magnifico che si trova incastonato tra le Sierre Cantabrica e di Toloño e la conca del fiume Ebro. Qui si trovano oltre 20 centri abitati, 320 km2 di estensione dedicati quasi esclusivamente alla monocoltura di vigneti che si trovano nelle migliori condizioni possibili: terreni argillosi calcarei, un microclima atlantico-mediterraneo, orientamento a sud, piccoli appezzamenti in collina e una storia vitivinicola che risale a oltre l’occupazione romana. “Siti dell’età del bronzo e del ferro, dolmen, stagni celtiberi, necropoli, torchi in pietra e altri resti ci raccontano di un territorio abitato da migliaia di anni con completa dedizione alla coltivazione della vite.” come ci racconta David Williams.

Il nuovo, o meglio sarebbe dire il vecchio, che avanza è quanto si respira oggi in Alava. Il panorama costituito unicamente da produttori, responsabili di aver fatto vini iper-concentrati, dove contava più quanti anni il vino soggiornava in barrique e dove si cercavano maturazioni spinte, sono in via di “estinzione”. Vi si affiancano nuove generazioni ed è pure nata una associazione che si chiama ABRA e che riunisce molti di questi viticoltori baschi. Vignaioli che stanno dando più importanza al lavoro nel vigneto e alla scelta delle varietà, invece che ai miracoli di cantina. Nel mio viaggio in Rioja dell’anno scorso ne ho incontrati alcuni e di altri debbo ringraziare l’amico faentin-basco per le dritte. Allora vi segnalo tre storie di grande interesse e fascino.

Lindes de Remelluri, è il progetto personale di un vignaiolo tanto eclettico quanto talentuoso, certo Telmo Rodriguez (Remelluri) che si è dato l’obiettivo di mettere in bottiglia il frutto delle uve raccolte in specifici villaggi vicini. Ne sono usciti sinora sei, introvabili in Italia ma solo su alcuni siti di e-commerce inglesi, thesourcingtable.com ad esempio. I vini sono Vinedos de Salinillas de Buradon, Vinedos de Pecina, Vinedos de La Bastida, Vinedos de Abalos, Vinedos de Rivas de Tereso e Vinedos de San Vicente de la Sonsierra. Rossi nei quali Telmo cerca di definire meglio il territorio di provenienza e di fare vini meglio connessi. Sei rossi differenti con il denominatore comune di essere frutto di assemblaggi, di essere vibranti, aromatici, privi di rovere nuovo e di estrazione eccessiva, ma con intensità e profondità impressionanti, ognuno incredibilmente distinto dall’altro.

Sierra de Tolono, la proprietà della talentuosa Sandra Bravo una giovane enologa con già parecchie esperienze alle spalle in varie parti del mondo. Ne scrissi approfonditamente qui. Il cuore del lavoro di Sandra sta nel recuperare vecchie viti di Garnacha e Tempranillo da vigneti in altura e vinificare le uve delle piccole parcelle senza l’uso di legni invadenti. Sandra ha una mano molto sensibile e i suoi rossi sono delicati. Ne importa qualche etichetta Pellegrini.

Abel Mendoza e la moglie Maite Fernàndez hanno una piccola azienda vinicola a San Vicente de la Sonsierra. La coppia, Abel (viticoltura) e Maite (enologia), sono gli autori di alcuni dei vini più curiosi, rari e ricercati della Rioja.  Forzando un po’ il concetto si potrebbe anche trovare qualche similitudine con l’immagine borgognone di viticoltore che lavora i suoi vigneti con dedizione e li traduce in vini personali frutto dell’interpretazione dei diversi terroir. Fondata nel 1988, dispone di 17 ettari di vigneti piantati su diversi terreni a San Vicente e nei comuni limitrofi coltivati biologicamente. Spicca il grande e insolito lavoro con i bianchi monovitigno di Viura, Malvasia, Grenache, Torrontés, Tempranillo bianco e un blend con tutte le varietà. L’Abel Mendoza Torrontés è uno, se non l’unico, esemplare di monovarietale di questa varietà molto diffusa in Argentina ma oramai scomparsa in Rioja, la cui origine è quasi certamente attribuibile alla Galizia. Una delle uve spagnole più simili al Torrontes Riojano è l’Albillo Mayor della Ribera del Duero. Ed è proprio questo Torrontes fatto in Rioja il vino giunto sulla mia tavola qualche mese fa. Il Torrontés 2022 di Abel Mendoza è un bianco molto aromatico di moderata acidità e calore alcolico contenuto. Probabilmente non è il miglior bianco prodotto dalla Bodega Abel Mendoza Monge, ma a me è piaciuto e la bottiglia è volata via. Non saprei proprio cosa chiedere di più ad un vino se non quello di fare il suo mestiere, e cioè farsi bere con piacere. In ogni caso, se non avete un amico spagnolo, lo trovate su Italvinus a 33,00. (per le foto di Abel Mendoza e di San Vicente grazie a Satoshi Tsuneda)

Il Torrontes Riojano, a dispetto del nome, è un vitigno poco diffuso in Rioja, ma ci sono alcuni produttori come Abel Mendoza che ne subiscono il fascino e ci provano.

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