4 Monos Albillo Real: un bianco spagnolo purosangue
Quanti sanno che il vigneto spagnolo è mediamente più in alto di quello francese, nonostante la Spagna si trovi più a sud? È un paradosso solo apparente: la Spagna è il secondo paese più “alto” d’Europa dopo la Svizzera, e gran parte delle sue zone vinicole più importanti — Ribera del Duero, Rueda, Toro, e la Sierra de Gredos di cui parliamo oggi — nascono sull’altopiano della Meseta, spesso tra 600 e 900 metri. È questa quota, più che la latitudine, a garantire l’escursione termica che tiene viva l’acidità in un clima altrimenti caldo. La bottiglia di oggi è un esempio diretto di questo meccanismo: i vigneti di Cadalso de los Vidrios, in Sierra de Gredos, superano i 700 metri di altitudine — nonostante siamo a un’ora da Madrid, in pieno centro Spagna, dove di clima fresco non c’è traccia.

Foto by Vinetur
È quella quota a permettere a un vitigno come l’Albillo Real di conservare una vena acida fresca nonostante il clima caldo. Un vitigno autoctono spagnolo, tra l’altro, praticamente introvabile fuori dai confini del paese: tanto che l’Università della California, a Davis, ne sta sperimentando la coltivazione nella Valle di San Joaquín solo per capire se sia possibile riprodurlo altrove.
Da non confondere con l’Albillo Mayor, vitigno geneticamente distinto e diffuso soprattutto in Ribera del Duero (anche noto come Monastrell Blanco, tra i suoi sinonimi ufficiali): quest’ultimo è uno dei due genitori accertati del Tempranillo, insieme al vitigno Benedicto — una parentela confermata da uno studio genetico del 2012. L’Albillo Real della nostra bottiglia non ha nulla a che vedere con questa storia: è tutt’altra pianta.

Da qualche tempo mi interesso ai vini bianchi spagnoli, sollecitato ad un caro amico che vive metà dell’anno in Euskadi e che non manca mai di segnalarmi vini, o produttori che apprezza. Dopo aver testato Verdejo e Albariño con buoni risultati ora è la volta del Albillo Real di un produttore che su questo vitigno ha costruito buona parte della sua reputazione. Bottiglia reperibile on-line a circa 25 euro. Non pochi ma l’annata proposta 2023 è considerata molto buona dalla guida Penin, la più autorevole e documentata sui vini spagnoli.
Il produttore: una vigna salvata dal bisnonno
4 Monos Viticultores nasce nel 2010 a Cadalso de los Vidrios, Sierra de Gredos, quando David Moreno chiede aiuto all’amico Javier García per salvare una vigna di famiglia che rischiava l’abbandono. Con Laura Robles (enologa, moglie di Javier) e David Velasco formano il quartetto — le “4 scimmiette” del nome ed etichetta. Coltivano 7 ettari, cinque di proprietà, tutti su suoli granitici, con un approccio in cantina che punta su fermentazione a grappolo intero ed estrazione minima, evitando volutamente il legno piccolo per non coprire il frutto. Javier García è fratello di Fernando García, il direttore tecnico di Bodega Marañones e socio di Comando G. Lo stesso Javier, inoltre, è direttore tecnico a Jiménez-Landi (altro riferimento della Garnacha di Gredos) e consulente per Viña Somoza a Valdeorras.

La bottiglia
Il 4 Monos Albillo nasce da tre vigneti di Cadalso de los Vidrios con una media di 95 anni di età, su suoli sabbioso-granitici e viene imbottigliato con la D.O. (Denominacion de Origen) Vinos de Madrid. Trattasi di vino piuttosto “panciuto” con un profilo molto fruttato ma allo stesso tempo, fresco e salino. Vino di lunga persistenza, che promette (ma chi lo può sapere con certezza?) di evolvere aggiungendo morbidezza finale.
Un’ultima curiosità, per chi si fosse chiesto il perché di quel nome un po’ bizzarro: il nome “4 Monos” nacque quasi per caso, da un’espressione usata dai quattro fondatori durante una riunione della nascente associazione Albillo y Garnacha de Gredos, agli esordi del progetto. Da lì l’etichetta con le quattro scimmiette sedute in fila su un ramo — più un’ironia sul proprio spirito un po’ improvvisato che un simbolo con un significato riposto.
credit photo: Jose Pastor Selection

Un bianco grasso ma agile ideale per accompagnare piatti sostanziosi e intensi come delle scaloppine ai funghi.