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wineblog di Giovanni Solaroli

IL RISCATTO DEL TREBBIANO

Uno dei pensieri più ricorrenti riguardo i vini Trebbiano Romagnolo è che siano robetta da poco. Non ci sarebbero dunque ragioni per scegliere una bottiglia dallo scaffale o da una enoteca, visto che si tratta di una conclusione spesso fondata. I romagnoli, ma non solo, (ci vogliamo mettere anche i Toscani per una volta?) lo hanno impiegato come meglio hanno creduto, facendolo produrre. Ma quando hai una terra piatta e fertile, dove se pianti una sedia cresce un mobilificio, cos’altro puoi fare? Oggigiorno con il ritorno di una certa idea di viticoltura in collina, il quadro di riferimento può cambiare ed in parte lo è già. C’è una nuova, mi si passi l’aggettivo che non è solo anagrafico, generazione di vignaioli che si da un gran da fare e a me pare già una buona ragione per scegliere un trebbiano romagnolo e abbattere qualche pregiudizio.  Non vi annoio elencandovi i cloni esistenti, i vari sinonimi nel mondo, le tante varietà e le numerosissime doc dove c’è il trebbiano ma solo suggerirvi di aprire gli occhi sulle tante nuove e buone bottiglie targate Romagna Trebbiano o comunque fatte con quest’uva dai bei grappoloni. Ad esempio questo Strada Corniolo (che prende il nome da una vecchia mulattiera appenninica) di Villa Papiano, comparso come per magia nel 2017. Viene da una vigna degli anni 60, poi rimessa in sesto nel 2001 dalla famiglia Bordini. Poche bottiglie, fermentazione un po’ in cemento e tonneaux sur lies, e un annetto di bottiglia che gli fa bene. Ecco, se cercate un vino confortevole, ammansito nel carattere, questo Strada Corniolo non fa per voi. Ma se cercate qualcosa che vi risvegli il senso del gusto addormentato da dolcezze e morbidezze assortite allora avrete fatto una scelta azzeccata. Poi sappiatemi dire. Lo trovate in giro per enoteche a meno di 15 euro chiuso con un modernissimo “tappo a vite” o “screw cap”. Si può anche chiamare Stelvin sapendo però che si tratta di un marchio commerciale.

STRADA CORNIOLO

Delicati profumi di fiori di campo, agrumi ed erbe officinali. Il suo asso nella manica non è al naso ma in bocca. Dominano freschezza e sapidità che ci rimandano a suggestioni marine. Provatelo, come ho fatto io, con dei passatelli asciutti con guanciale croccante.

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