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wineblog di Giovanni Solaroli

VINI BORGOGNONI: L’INARRESTABILE CRESCITA DEI PREZZI

Di fronte a continui aumenti ingiustificati, il miglior sommelier di Francia ha iniziato a rifiutare certi acquisti.

Il numero di settembre de La Revue du Vin de France riporta un interessante editoriale di Denis Saverot. Vi si riprende il filo del ragionamento scaturito dalla decisione del celebre Romain Iltis (chef sommelier di ben quattro ristoranti stellati) di non acquistare più certi vini di Borgogna. “Prezzi borgognoni: fermati! non possiamo più seguire…”, avverte Romain. Per meglio argomentare la sua decisione fa un paio di esempi: Criots-Bâtard-Montrachet di Hubert Lamy è passato da € 1.000 a € 2.000 a bottiglia in un anno (prezzo operatore tasse escluse), il Santenay 1er cru Les Gravières di Jean-Marc Vincent è passato da € 26,50 a € 49 tasse escluse nello stesso periodo. Segue tempesta di commenti sulle reti e botta e risposta tra la Revue e qualche rinomato produttore tra i quai Nicolas Rossignol che “ironicamente” risponde: <Un grande ringraziamento alla RVF per aver detto così tanto al riguardo. Sui vini e sui viticoltori che non contano le loro ore e non sono pagati abbastanza per il loro lavoro, si alzano molto presto la mattina o nel cuore della notte per prendersi cura delle loro vigne (…) sacrificano parte della loro vita familiare per toccare il sublime…>

La Revue poi replica: <Caro Nicolas Rossignol, non si tratta di stigmatizzare nessuno. E soprattutto non le due tenute citate che, come testimonia la nostra Guida Verde, incarnano proprio lo stile e la viticoltura che amiamo e difendiamo. Il messaggio di Romain Iltis è altrove: non sono più solo i leggendari Grands Crus della Côte d’Or o una manciata di tenute ultra-speculative a volare, ma l’intera Borgogna, compresi i produttori e le denominazioni che sono stati risparmiati fino ad ora!

Sì, i viticoltori della Borgogna lavorano sodo, sì, i loro costi di produzione sono alti. Ma anche nel Jura o in Linguadoca, produrre vini di qualità richiede un grande sforzo. I danni di calamità naturali, gelo, grandine, muffa sono distruttivi lì come altrove. Eppure, gli amanti del vino possono ancora trovare vini a prezzi accessibili.>  

Anche da ristoratori e appassionati italiani non è la prima volta che avverto una specie di avversione per certi atteggiamenti “spocchiosi” e ritrosia all’acquisto di vini oramai cresciuti troppo di prezzo. Ci si dovrebbe ricordare che un appassionato di vino ci mette poco a disaffezionarsi e a cercare alternative. E ce ne sono credetemi! Ad esempio, restando sempre sulla Borgogna, gli amanti fedeli ma traditi dai prezzi, possono orientare lo sguardo sulle AOC “borgognone” meno famose (Quousque tandem?) come Saint-Véran.

SAINT-VÉRAN, AOC nata nel 1971, si trova nel sud della regione del Mâconnais , attorno alla denominazione POUILLY-FUISSÉ. Come spesso accade in Borgogna, l’AOC abbraccia un certo numero di villaggi da Prissé e Davayé situati a nord della Rocca di Solutré a Leynes, Chasselas, Chânes, parte di Solutré-Pouilly e naturalmente Saint-Vérand stessa che nella AOC perde la “d” finale.  Terreni tutti situati a sud e ideali per lo Chardonnay e difatti vi si producono solo vini bianchi.

La denominazione SAINT-VÉRAN di oltre 700 ha, è divisa in due isole separate dalla AOC Pouilly-Fuissé. Entrambi occupano pendii che formano una catena di colline; sul lato occidentale ci sono rocce più antiche (lias) ricoperte di marne grigie mentre sui pendii dei versanti orientali troviamo calcari marnosi su cui si trovano i vigneti di Prissé e Davayé. A Chânes e Prissé, sulla riva sinistra del piccolo fiume Grosne, le viti crescono su calcari fossiliferi, spesso ricoperti da uno strato di argilla con selci. Beh insomma, tutto questo per dirvi cosa? Per segnalarvi che dei buonissimi Saint-Veran sono quelli prodotti da Frantz Chagnoleuau a Pierreclos. Me li fece conoscere uno dei più affidabili talent scout in materia di Borgogna, Giancarlo Marino tramite la sua società Degustate

Frantz e Caroline fanno vini da diverse parcelle e hanno vigne a Macon, Viré Clessé, Saint-Albain e Pouilly-Fuissé per un totale di 9 ettari e 50.000 bottiglie. Frantz ha iniziato la sua carriera presso Olivier Merlin. Con sua moglie Caroline Gon, anche lei enologa e per lungo tempo responsabile della tenuta Héritiers du Comte Lafon, hanno messo assieme quasi 7 ettari principalmente a Saint-Albain, Chasselas, Prissé e Vergisson. Hanno viti con un’età media di 50 anni, lavorate in biodinamica con l’utilizzo di tisane e lieviti indigeni. La vinificazione e l’affinamento in botte sono completati da un passaggio in vasche di acciaio inox. La campionatura acquistata da Giancarlo mi ha indotto a pensare che i vini di Chagnoleau siano precisi e rigorosi, oserei dire “puri e cristallini” con un frutto che emerge con estrema naturalezza e nasconde l’uso dei legni quando li usa. 

L’ultimo bevuto recentemente è il Saint-Véran Prelude 2019. Un raffinato esempio di profumi floreali e una bocca energica come una pala eolica che rilascia morbidezza e sapidità con una forza trainante inarrestabile. 

Il Saint-Véran “Prelude” 2019 è un bianco cristallino ed energico che ti trascina in un vortice di sensazioni. ha l’equilibrio di un funambolo circense.

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