Priorat: la rinascita di un mito
grazie ad un gruppo di giovani vignaioli che negli anni 80 portarono nuove idee
Con quasi 2.000 euro a disposizione che faccio? Acquisto una bottiglia de L’Ermita di Alvaro Palacios o mi faccio una settimana nel Priorat? Deciso. Prenoto l’aereo e l’auto a noleggio e, una volta raggiunta Barcellona, bastano un altro paio di ore di auto per visitare una delle perle vitivinicole della provincia di Tarragona, ovvero il Priorat, una delle due Denominazione di Origine Calificada (DOCa) di Spagna. Fate come me e sarete ampiamente ricompensati dai rossi che si producono in questa particolarissima area.
Il Priorat è una piccola denominazione catalana, incastonata tra le montagne della Sierra de Montsant, che deve la sua unicità alla llicorella, un suolo di ardesia che si sbriciola tra le dita come fogli di grafite e ormai diventato il marchio di fabbrica della denominazione. La zona ha origini vulcaniche con il terreno composto da ardesia rossa e nera con particelle di mica. La llicorella ha una straordinaria capacità drenante che spinge le radici a una profondità che può raggiungere i 20 metri alla ricerca di nutrimento. Non è un caso che i monaci certosini, maestri nel riconoscere i luoghi vocati alla viticoltura, abbiano scelto proprio queste colline per fondare la Certosa di Scala Dei nel XII secolo. I domini della Certosa formavano il cosiddetto Priorato storico, che oggi coincide con la regione vinicola della DOCa Priorat.

La narrazione spiega come il re Alfonso I il Casto inviò due cavalieri a viaggiare per il paese per individuare un luogo ideale per l’insediamento in Catalogna dell’ordine certosino proveniente dalla Provenza. Una volta arrivati ai piedi di Montsant, rimasero colpiti dalla bellezza unica del luogo e chiesero a un pastore del posto. Oltre ad informarli, il pastore raccontò loro di un evento soprannaturale che stava accadendo da tempo nel cuore di quella valle: sul pino più alto c’era una scala su cui gli angeli salivano e scendevano. I cavalieri lo comunicarono al re, che offrì quel posto all’ordine. I certosini, insediati nel 1194, eressero l’altare del tempio dedicato a Santa Maria nel punto in cui si trovava l’albero della leggenda. La storia ha dato il nome al monastero e allo stesso tempo ha generato un’iconografia fortemente radicata nel territorio.
I certosini della Scala Dei erano vestiti di lana bianca, con un cappuccio che copriva il capo rasato. Coltivavano la vite e producevano il vino seguendo una scuola di lavoro e di spiritualità. Qualcuno di voi lettori sarà portato a pensare che forse il Priorat è un vino mistico e che bevendolo si salirà in alto dei cieli con una raccomandazione. Ma restando sul concreto è più probabile che quell’aria di mistero, che i resti della Certosa conferiscono ai visitatori, sia l’elemento di maggior seduzione.
Per quasi 1000 anni, alcuni piccoli villaggi sono cresciuti nascosti tra i pendii di ardesia sparsi ai piedi della catena montuosa del Montsant e grazie ai loro abitanti la viticoltura è sopravvissuta alternando alti e bassi fino alla comparsa della fillossera. Nel Priorat la catastrofe causata dalla fillossera fece danni anche peggiori che in altre parti, poiché tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo l’esplosione dell’industria tessile in Catalogna trascinò tutta la forza lavoro nelle città e così non furono reimpiantate, se non in minima parte, le nuove viti.
Grazie alla generazione di agricoltori che attualmente hanno tra i 70 e gli 80 anni, che sono rimasti nel terroir e hanno continuato con la tradizione agricola, la cultura del vino nel Priorat è stata preservata. Alla fine degli anni ’80 si avvia un nuovo ciclo di prosperità, grazie ad un gruppo di giovani visionari, capitanati da René Barbier e Álvaro Palacios, che hanno riscoperto il potenziale dei vecchi vigneti di Garnacha e Cariñena allevati sulla llicorella.

L’orografia di questa zona fa sì che la vite debba essere coltivata in “costers” (pendii) con pendenze così ripide da costringere, in alcuni casi, a costruire terrazzamenti. Il paesaggio generato da questi vigneti è uno dei tratti caratteristici del Priorat. Il paesaggio è di per sé un valore dell’espressione culturale del territorio, il modo di intendere la vita delle persone che vivono e lavorano in quello spazio. In questo percorso, e al fine di tutelare questo valore per le generazioni future, alcune pratiche culturali nella pianificazione del territorio sono regolate dalla Denominazione di Origine Qualificata Priorat attraverso precisi regolamenti come il “Piano Speciale di Interesse Naturale (PEIN), Xarxa Natura 2000 o come parte del territorio incluso nel Parco Naturale della Sierra de Montsant”.
Insomma, il paesaggio del DOQ Priorat è l’espressione visiva e concreta del difficile rapporto tra l’azione umana e l’ambiente. Dal punto di vista climatico il Priorat, nonostante la sua dimensione ridotta, può contare su diversi mesoclimi, con vigneti collocati tra i 200 e i 700 metri s.l.m. In questa parte della provincia di Tarragona ci sono estati lunghe e secche con inverni che possono essere anche molto rigidi e una piovosità sotto la media nazionale che è di poco superiore ai 630 mm.
Il Priorat è “vino rosso” con oltre 2000 ettari vitati occupati per il 40% da Garnacha Tinta, il 25% da Cariñena, frequentemente usati in assemblaggio (Garnacha per la morbidezza e gli aromi, Cariñena per la struttura tannica), e poi Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot. Pochi ettari invece sono dedicati ai bianchi con Grenache Blanc e Viura.

I rossi del Priorat sono classificati in modo semplice e chiaro: in maniera gerarchica sopra al vino base possiamo trovare l’indicazione del villaggio “Vi de Vila”, poi ci sono quelli provenienti dai singoli vigneti censiti “Vi de Paratge” (Cru), Vinya Classificada (Premier Cru) e Gran Vinya Classificada (Grand Cru). Con oltre 450 cru identificati e censiti, solo 4 godono dello status di Grand Cru.
Con oltre 450 cru identificati e censiti, solo 4 godono dello status di Gran Vinya Classificada tra i quali, indovinate un po’, c’è l’ambito e costoso (tra i 1.000 e i 2.000 euro) L’Ermita di Alvaro Palacios. Inoltre, l’ambito e pretenzioso termine “vecchie vigne” può essere usato solo per vigne piantate prima del 1945.
Il DOQ Priorat è composto da 12 zone di produzione vinicola con diversi villaggi. Ciascuno dei comuni che compongono il DOQ Priorat risponde a variabili geografiche, ambientali, climatiche, vitivinicole, sociali, storiche ed economiche, attraverso le quali le radici sociali del vino si identificano con le radici culturali di ogni città e il vino si identifica con ciascuna delle sue realtà sociali, che vanno oltre i limiti amministrativi esistenti. I villaggi che rientrano nella DOCa Priorat sono Bellmunt del Priorat, Gratallops, el Lloar, la Morera de Montsant, Porrera, Poboleda, Scala Dei, Torroja del Priorat, la Vilella Alta, la Vilella Baixa e le zone di Masos de Falset e les Solanes del Molar. In conclusione, i vini del Priorat sono un tripudio alla concentrazione e alla ricchezza, spesso avvolgenti, se adeguatamente invecchiati, e capaci di esprimere i profumi della macchia mediterranea e delle spezie. Certo è che se amate i rossi efebici, molto freschi e poco colorati, i rossi del Priorat non saranno la vostra prima scelta. Ed ora, qualche indicazione per orientarsi.

CLOS MOGADOR
Clos Mogador è il grande vino di René Barbier, il vino che ha fatto conoscere il Priorat al mondo e probabilmente uno dei migliori della Doca Priorat. Discendente da una famiglia di viticoltori francesi, René Barbier arrivò nel Priorat quando i vini di questa zona erano del tutto sconosciuti. Lui e un gruppo di amici – fra questi anche grandi nomi come Josep Lluís Pérez (Mas Martinet Viticultors), Carles Pastrana (Costers del Siurana), Dafne Glorian (Clos i Terrasses) e, qualche tempo dopo, Álvaro Palacios (Alvaro Palacios) – sono stati i veri artefici del recupero di questa piccola denominazione di Tarragona, oggi apprezzata in tutto il mondo. Su Italvinus lo trovate a meno di 100 euro. Per spendere meno (circa 70 euro) provate il Manyetes Vi de Vila Gratallops.

ALVARO PALACIOS
Álvaro Palacios arriva nel Priorat nel 1989, nella località Gratallops, per merito di un gruppo di produttori locali che desideravano trasmettere ai loro vini tutto il carattere della loro terra. I vigneti, di vecchie viti di garnacha, godono di un clima mediterraneo e della prossimità del mare, che in estate concede la freschezza del libeccio. I vini di Alvaro Palacios esprimono rigore stilistico e sono tra i più richiesti nonostante alcuni abbiano prezzi proibitivi come L’Ermita. Se esiste una grand cru nel Priorat, è questa vigna di Garnacha centenaria che si aggrappa a un pendio vertiginoso e che supera abbondantemente il prezzo di 1000 euro. Per capire lo stile di Alvaro però si può spendere anche meno. Il Finca Dofi a 115, il Vi de Vila Gratallops a 75, Les Terrasses a 45 e il Camins del Priorat a 29.
CELLER MAS DOIX
È nel 1850 che l’avventura dei vini Mas Doix inizia in Spagna, sulle terre del Priorat, nel sud della Catalogna. Il successo di Juan Extrems Doix non tarda a farsi conoscere. La tenuta è premiata nel 1878 all’Esposizione universale di Parigi e nel 1888 all’Esposizione di Barcellona. Dopo la devastazione della fillossera, la famiglia Doix ripianta i vigneti con la Garnatxa (Grenache) e Cariñena (Carignan), vitigni originari della regione del Priorat. La cantina Celler Mas Doix viene creata nel 1998 dalle famiglie Doix e Llagostera nel villaggio di Poboleda, nel cuore della regione del Priorat, al confine con le montagne di Montsant edella valle di Siurana. I rendimenti bassi delle vecchie vigne (dagli 80 ai 105 anni) garantiscono una qualità eccezionale ma, a che prezzi? Mas Doix 1902 Centenery Carignan a 330, il Salanques a 45 e il Doix a 105 su Millesima.
MAS MARTINET
Fondato nel 1986 dalla famiglia di enologi Pérez Ovejero, Mas Martinet è diventato un riferimento essenziale tra le più grandi tenute del Priorat. La famiglia Pérez Ovejero effettua uno studio approfondito di ogni parcella prima di piantare le viti più adatte. La tenuta Mas Martinet guida un vigneto di 7 ettari composto da grenache, carignan, cabernet sauvignon, merlot e syrah. Sara Pérez è davvero una delle produttrici più interessanti della nuova generazione del Priorat. Tra l’altro, oltre a Mas Martinet, ha anche il progetto condiviso con René Barbier figlio (Venus La Universal nel Montsant) che vale la pena esplorare se vi interessa la zona. Per iniziare un approccio con il Priorat, Il Martinet Bru lo trovate a 29 euro, il Clos Martinet a 73, il Camì Pesseroles e il Els Escurcons a 85 su Italvinus.

COSTERS DEL SIURANA
Alla fine degli anni ’70, la coppia formata dal giornalista Carles Pastrana (Tarragona) e dall’enologa Mariona Jarque (Barcellona) intraprende l’avventura della loro vita: dedicare il loro futuro professionale e familiare al progetto di recupero dei vini Priorat e successivamente proiettare i loro vini a livello internazionale. Trent’anni dopo quegli inizi, insieme ai loro due figli, Guillem e Iona, hanno dato vita a un progetto che oggi è conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo.
Nel 1979, Carles Pastrana e Mariona Jarque hanno creato Clos de l’Obac e Miserere, reimpiantato vigneti sulle rive del fiume Siurana nella regione pre-costiera della Catalogna e hanno fondato la cantina Clos de l’Obac. A partire dal 1989 vengono prodotti i primi vini, e CLOS DE L’OBAC diventa uno dei 150 migliori vini al mondo secondo la World Wine Guide (Slowfood). Italvinus propone il Clos de L’Obac a 90, il Miserere a 87 e Usatges Tinto a 30.
Credits photo: Consell Regulador DOQ Priorat